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Anche Angela Senno insiste su
questo tema della libertà, del libero arbitrio
e le chiede: "Il mondo è tanto ricco
perché contiene il demonio, fintanto che
però gli teniamo un piede sul collo. Così
diceva William James. Le domando: limitarsi a
reprimere il male, invece di ricercarne insieme
le radici profonde, non è inutile e persino
pericoloso per la convivenza civile?"
"Se è vero che la libertà
o è illimitata, o è assoluta, o
non è, non è vero che il male non
debba essere represso. Il male deve essere represso.
Il "no, non deve essere" è l'imperativo
a partire dal quale noi riconosciamo il male e
tanto più il male è grave, è
orribile, è intollerabile tanto più
forte deve suonare questo nostro "no",
questa repressione del male. Ciò non significa
che la repressione sia tutto. Certo dobbiamo educarci
alla libertà. Educarci alla libertà
significa educarci a scegliere tra bene e male
e questa è la cosa più difficile.
Perché che libertà è quella
che non si scontra con la realtà negativa
del male, che libertà è quella che
è semplicemente un aspetto più o
meno piacevole della propria personalità.
La libertà è tormentosa, la libertà
è qualche cosa… chi non ricorda l'apologo
del grande inquisitore di Dostoevskij, è
qualche cosa di cui gli uomini non vogliono sapere
perché non c'è niente di più
doloroso che l'esperienza della libertà.
Gli uomini ne farebbero volentieri a meno, infatti
ogni volta che qualcuno gliela evita - la libertà,
nel senso dell'incontro, dello scontro, della
prova, della verifica della scelta, della esperienza
del bene e del male, perché questa è
la libertà ebbene tutto ciò l'uomo,
ogni volta che incontra qualcuno che gli evita
questa prova gli dà retta, gli va dietro.
E come diceva appunto il grande inquisitore se
è pronto a mettere sottosopra il mondo
però è altrettanto pronto, ancora
più in fretta, a inservilirsi, dopo aver
fatto la rivoluzione, a mettere a disposizione
la propria libertà di chi la gestisce a
suo nome".
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