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Il senso del male - domanda 9

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Anche Angela Senno insiste su questo tema della libertà, del libero arbitrio e le chiede: "Il mondo è tanto ricco perché contiene il demonio, fintanto che però gli teniamo un piede sul collo. Così diceva William James. Le domando: limitarsi a reprimere il male, invece di ricercarne insieme le radici profonde, non è inutile e persino pericoloso per la convivenza civile?"


"Se è vero che la libertà o è illimitata, o è assoluta, o non è, non è vero che il male non debba essere represso. Il male deve essere represso. Il "no, non deve essere" è l'imperativo a partire dal quale noi riconosciamo il male e tanto più il male è grave, è orribile, è intollerabile tanto più forte deve suonare questo nostro "no", questa repressione del male. Ciò non significa che la repressione sia tutto. Certo dobbiamo educarci alla libertà. Educarci alla libertà significa educarci a scegliere tra bene e male e questa è la cosa più difficile. Perché che libertà è quella che non si scontra con la realtà negativa del male, che libertà è quella che è semplicemente un aspetto più o meno piacevole della propria personalità. La libertà è tormentosa, la libertà è qualche cosa… chi non ricorda l'apologo del grande inquisitore di Dostoevskij, è qualche cosa di cui gli uomini non vogliono sapere perché non c'è niente di più doloroso che l'esperienza della libertà. Gli uomini ne farebbero volentieri a meno, infatti ogni volta che qualcuno gliela evita - la libertà, nel senso dell'incontro, dello scontro, della prova, della verifica della scelta, della esperienza del bene e del male, perché questa è la libertà ebbene tutto ciò l'uomo, ogni volta che incontra qualcuno che gli evita questa prova gli dà retta, gli va dietro. E come diceva appunto il grande inquisitore se è pronto a mettere sottosopra il mondo però è altrettanto pronto, ancora più in fretta, a inservilirsi, dopo aver fatto la rivoluzione, a mettere a disposizione la propria libertà di chi la gestisce a suo nome".

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