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Anna Maria
Zollo Le chiede: "I ricercatori nell'entusiasmo
della ricerca e della scoperta si soffermano a
considerare il fatto che sempre di più
le conseguenze delle scelte attuali ricadranno
sulle generazioni future, che nulla hanno a che
fare con noi? O la ricerca è comunque un
torrente in piena, incontrollabile, e perciò
deve procedere solo secondo le sue attuali strade?".
"Bisogna intendersi, ovviamente, sul termine
"ricerca". La ricerca è composta
di varie fasi. Una fase di scoperta, una fase
pionieristica, compiuta da poche persone; nonostante
che i ricercatori in questo campo siano molto
aumentati negli ultimi trent'anni e stiano ancora
aumentando, sono sempre pochissimi. Poi vi sono
altri ricercatori, altrettanto importanti e altrettanto
esperti, che tentano di applicare, anche in linea
potenziale, le conseguenze delle scoperte. Tanto
per fare un esempio, nel 1953 Watson e Crick scoprirono
la famosa doppia elica del DNA. Però questa
di per sé che implicazioni aveva? Che risultati
aveva? Nessuno. Probabilmente per avere un primo
risultato pratico indiretto di questa scoperta
si è dovuto aspettare il '75 quando è
stata fatta la prima diagnosi molecolare di una
malattia ereditaria. Quindi vedete, comunque,
che sono passati ventidue anni dalla scoperta
alla prima utilizzazione, figuriamoci a quelle
su larga scala. Quindi lo scienziato, quando fa
ricerca, non pensa normalmente alle conseguenze,
perché comunque le conseguenze non sono
alla sua portata. Se tutti i ricercatori del mondo
si mettessero d'incanto d'accordo per compiere
una determinata cosa, comunque non avrebbero nessun
impatto, per una ragione di numeri: sono pochissimi.
E ammesso che si trovasse un accordo - cosa che
non riesco nemmeno a immaginare - avrebbero un
risultato molto limitato. Quello che invece può
incidere sul presente, e magari anche sul futuro,
è l'applicazione di queste scoperte da
parte della cosiddetta ricerca applicativa, ma
soprattutto da parte del sistema sanitario, del
sistema produttivo, anche dell'industria della
comunicazione. Questo può incidere sul
futuro e certo l'ha sempre fatto, perché
quando i miopi si sono messi gli occhiali o quando
i diabetici hanno cominciato a pigliare l'insulina
già si è intervenuto su qualcosa
del mondo. Non so perché tutti danno per
scontato che le stampelle per chi è zoppo,
gli occhiali per i miopi, e, più recentemente,
l'insulina per i diabetici sia una cosa buona,
mentre invece le cose che stanno succedendo, che
forse succederanno, si pensa che siano cose negative.
Ecco, qui c'è qualcosa a cui il mio cervello
non arriva".
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