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Quanto è divulgabile una scoperta scientifica? - domanda 10

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10) Antonio Gilardi Le chiede: “Non pensa che una scoperta scientifica sia comprensibile al pubblico solo attraverso le sue applicazioni tecnologiche e quindi attraverso le ricadute pratiche che modificano la nostra vita?”.

“Io sono molto perplesso innanzi a una questione del genere. C’è un bel libro di Severino, Il destino della tecnica, che è uscito mi pare l’anno scorso, in cui Severino sostiene che oramai, mentre la tecnica è nata come ausilio per la scienza, per consentire alla scienza stessa – la scienza come conoscenza, come ricerca della verità assoluta- di crescere, oggi è diventata scopo: la tecnica è diventata fine a sé stessa in un certo senso. Io credo che il ragionamento di Severino sia incompleto perché bisogna aggiungere che in realtà la tecnica, proprio per il suo carattere di ricaduta, di costruttrice di gadgets, di strumenti, ha dietro di sé una spinta enorme - che la ricerca della verità, la ricerca della conoscenza non hanno - che è il profitto, che è l’industria, la quale vuole costruire e realizzare merci da vendere. Dal punto di vista delle risorse, ricevono un impulso più quei rami della scienza che consentono ricadute di tipo tecnologico, si pensi alla biologia oggi, alla genetica, anche alla fisica dello stato solido, piuttosto che quei tipi di ricerca che sono più astratti e tendono a fornirci informazioni sulla radice prima del mondo”.