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Il senso dello Stato - domanda 10

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Forse dobbiamo aggiungere un altro elemento a questo scenario, ce lo suggerusce la domanda di Riccardo De Cardo che le chiede: "L'idea di Stato nazione, così come si è sviluppata in Europa negli ultimi duecento anni, spesso legata al concetto di popolo come gruppo etnico specifico, come si concilia e come si trasformerà in una società sempre più multiculturale e multietnica?"
"Sicuramente lo Stato va ripensato, non può essere appunto lo Stato di natura giacobina che ci siamo portati appresso in duecento anni. È uno Stato che deve accettare integrazioni di varia natura, che deve fare i conti con varie culture, però è anche uno Stato che deve promuovere un sentire comune e quindi uno Stato che deve comunque valorizzare dei principi condivisi. Quindi se è vero che deve saper vivere compatibilmente con culture diverse rispetto a quella che costituisce la cultura del tessuto nazionale è anche vero che non deve considerare la cultura di riferimento di un Paese come un'opzione fra le tante. E qui credo che siamo di fronte a una duplice scelta cioè o quella di preservare le loro culture di origine o quella di integrarle in un modello nazionale. Penso che sia realistico non chiudersi ad una delle due prospettive ma cercare di contemperarle entrambe cioè dare, in altri termini, la possibilità a ciascuno di scegliere se restare principalmente nell'ambito della propria cultura, purché non sia incompatibile in termini proprio legali e di vita civile con la cultura del Paese di approdo, o viceversa se scegliere di integrarsi gradualmente in un processo di nazionalizzazione se così possiamo dire. Ma credo che sia impossibile pensare che una società non debba avere dei valori condivisi e debba semplicemente diventare un regolatore neutro di tutte le culture, di tutti gli istinti, di tutte le tendenze. Deve avere un riferimento privilegiato. Il problema che il riferimento privilegiato non vuol dire e non deve voler dire riferimento obbligato".

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