I dialoghi della Rete
Emporio
I martedì di Rai Educational
Lo stato di salute della ragione nel mondo
Palinsesto
Il mondo della scuola
Riflessioni
 
 

L'eutanasia - domanda 10

Torna all'elenco delle domande

10

Abbiamo parlato del supporto psicologico, della preparazione psicologica che dovrebbe avere il personale medico. Vediamo invece la questione dal punto di vista dei parenti. È la domanda di Flaminia de Iuliis, che chiede: "Sono previste delle strutture di supporto psicologico per i parenti di coloro che scelgono l'eutanasia? E sono previsti dei colloqui per aiutare questi ultimi nella loro scelta?"

"Per adesso è difficile capire che cosa è previsto. Certamente io credo che riguardo la morte ci siamo un po' inventati noi l'idea che sia un fatto solitario. C'è tutta una letteratura secondo la quale quando uno muore si trova solo con se stesso. Probabilmente non è vero. Sì, qualcuno, certo, può darsi che muoia in solitudine, ma mediamente la morte è inserita in un ambiente sociale. Certo, oggi il rischio è quello di morire in un ospedale, cioè in una struttura non solo anonima, in cui prevalgono le preoccupazioni organizzative e amministrative, ma che in realtà è una struttura fatta per far vivere, per far vivere il più a lungo possibile, e nella quale la morte viene pur sempre considerata un po' come una sconfitta. Molto spesso si sente dire che era molto meglio quando si moriva in famiglia. Anche questo non è del tutto vero: c'è una storia ottimistica della famiglia, dipende infatti molto dalle famiglie nelle quali si moriva. Io credo che bisognerebbe introdurre nelle società contemporanee un'educazione sanitaria, non intesa in senso tecnico. Quando io ero piccolo - racconto spesso questa storia - e facevo le scuole elementari, ogni tanto veniva un medico, che rappresentava davvero la preoccupazione della società per la nostra salute, ma questo medico guardava se ci lavavamo le orecchie oppure no. Ecco, certo non è più questo il problema. Il problema è insegnare a delle persone giovani, per le quali la morte è presumibilmente ancora una cosa lontana, che dovranno prendere le decisioni su sé stessi, nel momento in cui tutti diventeranno più o meno malati terminali. Credo che questo sia importante, cioè mettere nel calendario delle tante cose che dobbiamo decidere anche qualche indicazione, qualche direttiva su come si vorrebbe morire. Credo anche molto nella utilità di avere una persona cui affidarsi, una persona che al momento buono decida per noi. Questa delega di decisione, certo bisogna studiare bene come realizzarla, a me sembra assai più realistica che non la tortura sul malato per essere sicuri che vuole veramente morire. Tutto sommato noi abbiamo ancora nella nostra letteratura, nella nostra cultura l'idea che sia bello morire consapevoli, "morire in piedi": questa mi è sempre sembrata una crudeltà, già seduto mi sembrerebbe un progresso. L'idea di morire avendo delegato mi sembrerebbe una grande liberazione, quella di avere qualcuno che in quel momento decida per noi".