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11) Rai Educational:
"L'Europa fino ad oggi è stata sinonimo, e lo
è tuttora, di Occidente. Rimarrà secondo lei nel
lessico della nostra storia futura questa parola,
soprattutto se pensiamo che l'Europa diventerà
anche un po' Oriente? Mi riferisco all'ingresso
nell'Unione Europea di Stati, di Paesi, che non
sono mai stati considerati occidentali, all'integrazione
forzata o coatta o clandestina, e quindi non integrazione
ma l'immigrazione di molte popolazioni, etnie,
che vengono appunto dall'Oriente in Europa. Dunque
questo termine, Occidente, sarà ancora attuale
in futuro?".
"Io vorrei fare
su questo una prima riflessione che riguarda un
tema che dobbiamo introdurre parlando dell'Europa
e cioè il fatto che da dieci anni, dopo la caduta
del muro di Berlino, l'Europa è interessata a
un processo che ne muta l'identità, perché allargare
l'Unione verso est - come si dice nel gergo comunitario
- è sicuramente un elemento che muta quel carattere
come dire ridotto, dell'Europa occidentale all'interno
di un contesto che era fortemente limitato dal
bipolarismo. Però io aggiungerei subito una riflessione
di questo tipo: allargare l'Europa verso est significa
in realtà unificare l'Europa. Non significa immettere
nell'Europa un corpo estraneo. E la seconda riflessione
che mi viene da fare è questa: l'Europa si può
allargare perché l'Europa è anzitutto un'idea,
come Occidente è anzitutto un'idea. La forza dell'Europa
è stata questa: non di essere uno spazio geograficamente
confinato, come in un certo senso è l'Asia o l'Africa.
L'Europa è un continente che si può allargare
perché è un continente che è nato intorno a una
coscienza più che a una realtà geograficamente
limitata. Per cui questo allargamento, io preferisco
sempre dire unificazione dell'Europa, questa unificazione
avviene intorno a istituzioni e intorno a spazi
e intorno alla presa di coscienza di qualcosa.
Si tratterebbe poi di vedere che cos'è questo
qualcosa. Ho l'impressione che i processi della
storia contemporanea stiano travolgendo questa
idea ristretta di Occidente, ma non perché come
dire questa idea sta tradendo se stessa, ma forse
perché sta realizzando sé stessa, sta realizzando
esattamente quell'elemento di universalità che
nel principio di Occidente c'è sempre stato. Il
concetto di Europa non nasce a sé. Il concetto
di Europa nasce in contrapposizione all'Asia e
si stabilisce allora attraverso una sequela di
fatti e di secoli che sarebbe molto difficile
ricordare in questa sede. Però la parola Occidente
deve avere dentro di sé questa tensione, questa
capacità di apertura. Io credo che il processo
di allargamento dell'Europa scommetta su questo:
non sul fatto che stanno entrando i barbari e
che noi dobbiamo difenderci da questi. La seconda
traccia di questa domanda, un po' diversa però
molto molto interessante, l'Europa sta diventando
sempre di più una società o un insieme di società
multietniche. Ora, si tratta di vedere come le
varie culture che formano l'Europa sapranno reagire
a questo dato, un dato non nuovo in Europa ma
certamente in questa forma sì, tanto che questi
elementi di intolleranza, di xenofobia che tornano
di fronte ai temi dell'immigrazione sono in fondo
segno del fatto che in Europa questo non è un
dato completamente naturale, come per certi aspetti
è stato negli Stati Uniti. Qui si pone un grande
problema, come si governerà? Si governerà attraverso
la tendenza a unificare nella cittadinanza il
principio multietnico o attraverso invece una
difesa della autonomia delle minoranze? Sono due
vie diverse. Secondo me l'equilibrio fra queste
due vie sarà una delle caratteristiche dell'Europa
futura".
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