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L'ultima domanda, di Agnese Valerio,
solleva una questione più di ordine sociologico.
Agnese Valerio le chiede: "Anche in episodi
recenti si è vista la tendenza a individuare
il male nel diverso. Perché nell'immaginario
collettivo dei film di fantascienza, la tragedia
di Novi Ligure, l'alieno, l'immigrato, lo straniero
uccide e violenta?"
"Perché questo tranquillizza,
mette a posto la nostra coscienza e soprattutto
ci dà un'idea - e noi sappiamo quanto sia
falsa questa idea - di vivere nel migliore dei
mondi possibili. Chi fa il male, chi violenta
è lo straniero, è sempre l'altro,
è colui che è proveniente da un
paese che non è il nostro. Certo irrompe
ma è pur sempre - questa irruzione - un
fatto che non appartiene alla normalità.
Sappiamo che non è così. Appunto
e gli episodi che sono citati dimostrano primo
che immediatamente ricorriamo a questa immagine,
a questo modello di spiegazione, secondo che questo
modello di spiegazione è fasullo. Ora però
le cose sono un po' più complicate rispetto
a quello che dicevo prima e cioè non abbiamo
a che fare soltanto con un bisogno di rassicurazione:
la dinamica propria del male è quella che
coinvolge la figura dello straniero. Se il male
è in quanto tale irruzione da una trascendenza
o da una lontananza o comunque come tale vissuto
da chi lo fa. Il fatto è che il male è
nello stesso tempo fatto da chi lo fa, scelto,
voluto, da chi ha scelto, voluto di farlo ecco
come lo straniero siamo noi. Questo è l'insegnamento
che se ne ricava ciascuno di noi pur restando
sé stesso è straniero rispetto a
sé. È la dialettica del male, è
la sua tragica paradossalità, così
la chiamerei".
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