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Il senso del male - domanda 11

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L'ultima domanda, di Agnese Valerio, solleva una questione più di ordine sociologico. Agnese Valerio le chiede: "Anche in episodi recenti si è vista la tendenza a individuare il male nel diverso. Perché nell'immaginario collettivo dei film di fantascienza, la tragedia di Novi Ligure, l'alieno, l'immigrato, lo straniero uccide e violenta?"


"Perché questo tranquillizza, mette a posto la nostra coscienza e soprattutto ci dà un'idea - e noi sappiamo quanto sia falsa questa idea - di vivere nel migliore dei mondi possibili. Chi fa il male, chi violenta è lo straniero, è sempre l'altro, è colui che è proveniente da un paese che non è il nostro. Certo irrompe ma è pur sempre - questa irruzione - un fatto che non appartiene alla normalità. Sappiamo che non è così. Appunto e gli episodi che sono citati dimostrano primo che immediatamente ricorriamo a questa immagine, a questo modello di spiegazione, secondo che questo modello di spiegazione è fasullo. Ora però le cose sono un po' più complicate rispetto a quello che dicevo prima e cioè non abbiamo a che fare soltanto con un bisogno di rassicurazione: la dinamica propria del male è quella che coinvolge la figura dello straniero. Se il male è in quanto tale irruzione da una trascendenza o da una lontananza o comunque come tale vissuto da chi lo fa. Il fatto è che il male è nello stesso tempo fatto da chi lo fa, scelto, voluto, da chi ha scelto, voluto di farlo ecco come lo straniero siamo noi. Questo è l'insegnamento che se ne ricava ciascuno di noi pur restando sé stesso è straniero rispetto a sé. È la dialettica del male, è la sua tragica paradossalità, così la chiamerei".

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