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L'eutanasia - domanda 11

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Rai Educational: "In quello che Lei dice sembra di cogliere una critica velata a come è stato trattato, affrontato fino ad oggi il tema dell'eutanasia, nel senso che sembra che venga sottolineato un difetto di comunicazione. È vero o no?"

"Sì, un difetto di comunicazione. Intanto secondo me l'eutanasia non va esaltata, non è una cosa bella, è una possibilità in più che si dà a certe persone in determinate condizioni. E soprattutto deve entrare in una famiglia di provvedimenti e di atteggiamenti che sono di rispetto e di attenzione per il malato terminale. C'è un ampio percorso, bisogna dire, che si è fatto e che consiste nel rifiuto dell'accanimento terapeutico. Adesso questa precauzione, l'attenzione a evitare l'accanimento terapeutico è ampiamente penetrata e ha perfino costituito una zona nella quale è possibile stabilire linee di condotta comuni tra persone che hanno credenze filosofiche, morali e religiose di natura diversa. Si può andare molto più in là se l'eutanasia venisse considerata non metafisicamente, non una cosa bella in sé, ma in relazione a quello che è cambiato nella nostra società, a come è cambiata la medicina. E soprattutto, ecco questa è la cosa importante, tenendo presente che l'eutanasia non è mai obbligatoria e non deve essere mai imposta. È un diritto di chi vuole seguire una certa strada, ma non è mai una cosa che deve essere imposta. Qualche volta queste garanzie possono diventare perfino un peso che grava sul malato terminale perché quando si va bene a vedere e si inquisisce se abbia scelto bene, se non recede dalla propria scelta, spesso non lo si fa per lui ma lo si fa per gli altri, per evitare che altri vengano avviati all'eutanasia quando invece effettivamente non lo vorrebbero".