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Torna all'elenco delle domande 13) Lei ha parlato della necessità di un’alfabetizzazione di massa al linguaggio scientifico, operazione che potrebbe risolvere questa famosa incomprensibilità del linguaggio scientifico, e ha detto anche che non è un problema solo italiano ma in qualche modo planetario. Eppure forse proprio in Italia noi registriamo una carenza strutturale nelle nostre sedi di insegnamento scolastico, forse addirittura universitario. Vale a dire che c’è veramente poca attenzione ad una divulgazione a livello profondo, delle conoscenze scientifiche, quindi della possibilità di avvicinare, di familiarizzarsi con il linguaggio scientifico.
“Se voglio intavolare una conversazione con un tedesco, debbo imparare il tedesco oppure se voglio aggiustare la mia automobile che misteriosamente non parte, debbo capire qualcosa di come funziona un motore a scoppio. Credo che il computer, un aggeggio che si trova oramai in ogni casa, lo usi molto meglio un ragazzino di dodici anni che un adulto che sa tutto dell’elettromeccanica e dell’informatica. Il problema di fondo è che bisognerebbe coniugare sia la capacità di usare gli oggetti che sono prodotti in questo nostro mondo per tre quarti oramai artificiale, gli oggetti che la tecnologia ci propone, sia capire i princìpi da cui sono ispirati. Per questo è necessario che la gente venga alfabetizzata, come diceva lei prima, almeno su alcuni linguaggi di massima. Oggi gli italiani hanno scoperto la possibilità di viaggiare all’estero, cosa che quando io ero ragazzo era piuttosto rara: vanno in Francia ad imparare il francese, vanno in Paesi di lingua inglese e così via. E non trovano per niente assurdo fare uno sforzo, quantomeno munirsi di un dizionarietto per farsi capire almeno nelle cose più elementari. La cosa singolare è che, pur utilizzando un mondo che è così fortemente tecnicizzato come quello in cui viviamo, non mi pare sia diffuso un tentativo di leggere questo mondo anche sulla base di quelli che sono i princìpi della scienza, della tecnologia o meglio della scienza sottesa alla tecnologia. Facevo l’esempio dell’automobile che noi guidiamo e che cerchiamo a volte persino di riparare, quando non corriamo dal meccanico, pur senza sapere nulla di termodinamica o di motori a combustione. Così io credo che lo sforzo principale debba essere quello di convincere la gente a non usare soltanto il cibo predigerito che è costituito da noi, da coloro che traducono i linguaggi della scienza in scoop, in relazioni più o meno piacevoli.
Le dirò che sono stato molto contento nel vedere le domande che sono state fatte, perché dimostrano una capacità di capire quali sono i nodi reali che stanno dietro la ricerca scientifica e dietro anche scoperte o pseudo-scoperte come quelle di cui ci stiamo occupando”.
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