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Guido Perazzi
le chiede: "C'è un'incapacità
ad assumersi la responsabilità dei proprio
limiti, di questo incolpiamo anche lo Stato, come
se fosse altro da noi. Non siamo ancora capaci
di liberarci dai pensieri di contrapposizione
di anti-qualcosa e in questa realtà il
senso dello stato dei cittadini è molto
precario. Non pensa che la storia dell'uomo non
abbia registrato fino ad oggi un miglioramento
nella convivenza civile perché non siamo
riusciti a trasformare la cultura dell'inimicizia
in cultura del dialogo che costituisce la base
della democrazia?"
Io credo che se davvero la storia dell'uomo non
ha mai dato questa possibilità evidentemente
è connaturato nell'uomo non pensare la
politica, i rapporti civili soltanto attraverso
il dialogo. Io credo che sia giusta l'osservazione
che faceva Carl Schmitt che diceva appunto che
la politica nasce a partire dalla designazione
del nemico. Il problema è che in una democrazia
il nemico è semplicemente l'avversario
con cui lealmente e civilmente ci si confronta
condividendo alcune regole e alcuni valori di
fondo, ma altrettanto nettamente contrapponendosi
su altri valori e su altri criteri di gestione
della cosa pubblica. Io credo che il nostro Paese
abbia sofferto di un'altra malattia: questo è
un Paese che ha vissuto e vive ancora un pendolo
tra la guerra civile e il consociativismo, ovvero,
l'avversario è sempre stato o il demonio
o il socio in affari. Non è mai stato avversario.
Questo ha determinato una radicalizzazione del
rapporto amico-nemico che non è stata utile
né alla democrazia ne più vastamente
alla politica in Italia. E dall'altra parte però,
l'altra parte di questo pendolo, cioè il
consociativismo, ha determinato la convinzione
che con l'avversario ci si debba mettere d'accordo
e si debbano in qualche modo spartire gli utili
della gestione politica. Ecco, queste due tendenze,
alla guerra civile e al consociativismo, hanno
schiacciato la nostra democrazia perché
la nostra democrazia era ideologicamente fondata
sulla guerra civile e praticamente fondata sul
compromesso storico o non storico. Comunque questo
ha determinato la mancanza di alternanza democratica,
la criminalizzazione dell'avversario che è
sempre delegittimato a governare, non ha mai i
titoli, ci porta sempre fuori dalla democrazia,
dalla modernità, dall'Europa, da tutti
i contesti possibili e immaginabili salvo poi
mettersi d'accordo a elezioni consumate per gestire
insieme il potere, per attutire i contrasti, per
poter in qualche modo governare in pace. Viceversa
noi dobbiamo recuperare la dimensione conflittuale
della democrazia ma dobbiamo recuperarla all'interno
della democrazia cioè dicendo che l'avversario
ha tutto il diritto di esprimere le sue idee,
ha una legittimazione uguale alla nostra, che
è quella popolare ed ha, al tempo stesso,
la libertà di contrastarci nei termini
e nei mezzi della legalità".
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