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La domanda
di Francesca Cocinto è piuttosto vicina
a quella cui abbiamo appena risposto. Le chiede:
"Malgrado cinquant'anni di vita democratica
il senso dello Stato nella gente è molto
debole perché in tutte le parti politiche
italiane ognuno si sente superiore agli altri.
Così invece di unire le diversità
cercando la comprensione reciproca per decidere
liberamente ci si divide perché di idee
diverse. Le domando: lei ritiene che lo stato
democratico è più democraticamente
forte se chi è al potere si sente superiore
agli altri o pensa che questa idea di superiorità
sia un freno alla democrazia?"
"Io credo che più che di superiorità
di un partito rispetto agli altri da noi c'è
un principio come dire di monopolio della verità:
la convinzione che la propria ideologia e la propria
provenienza politica determinino da sole proprio
perché appunto provengono da quella storia
politica un sentimento di totale adesione alla
verità dei fatti. Questo è un residuo
ideologico che si alimenta poi nel nostro paese
anche con un residuo tribale: cioè la mia
tribù è migliore di quella degli
altri. E questo determina sicuramente una perdita,
un deficit di democrazia. Naturalmente in democrazia
nessuno deve sentirsi superiore agli altri, ognuno
deve sentirsi parte del gioco ed è davvero
un paradosso che un Paese che si è fondato
per decenni sulla partitocrazia, sul dominio dei
partiti, abbia quest'idea assoluta del partito
che è una contraddizione in termini. Il
partito accetta già di rappresentare una
quota di verità, una quota di interessi
e una quota di elettori quindi non è la
totalità. Però invece ogni partito
è potenzialmente un partito unico, cioè
un partito che ritiene di essere autosufficiente,
che di fatto si sposta tra destra e sinistra,
che cerca di coprire consensi conservatori ed
altri rivoluzionari perché ritiene di poter
già nel proprio partito enucleare l'intera
democrazia, rendendo così superflui gli
altri partiti. Ecco questo è un residuo
di dimensione non democratica, se vogliamo è
anche il trasferimento di una mentalità
clericale all'interno della politica. Dico clericale
non cattolica, perché intendo dire proprio
che la convinzione di rappresentare una chiesa
porta a considerare gli altri partiti non come
altre forme che hanno pari legittimità
alla nostra ma come delle eresie, delle fuoriuscite
dalla chiesa, la chiesa siamo noi, gli altri sono
soltanto dei dannati, o sono degli eretici. Questa
è forse l'idea di superiorità che
c'è nel nostro Paese ed è un'idea
clericale.
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