I dialoghi della Rete
Emporio
I marted́ di Rai Educational
Lo stato di salute della ragione nel mondo
Palinsesto
Il mondo della scuola
Riflessioni
 
 

Il senso dello Stato - domanda 15

Torna all'elenco delle domande

La domanda di Francesca Cocinto è piuttosto vicina a quella cui abbiamo appena risposto. Le chiede: "Malgrado cinquant'anni di vita democratica il senso dello Stato nella gente è molto debole perché in tutte le parti politiche italiane ognuno si sente superiore agli altri. Così invece di unire le diversità cercando la comprensione reciproca per decidere liberamente ci si divide perché di idee diverse. Le domando: lei ritiene che lo stato democratico è più democraticamente forte se chi è al potere si sente superiore agli altri o pensa che questa idea di superiorità sia un freno alla democrazia?"
"Io credo che più che di superiorità di un partito rispetto agli altri da noi c'è un principio come dire di monopolio della verità: la convinzione che la propria ideologia e la propria provenienza politica determinino da sole proprio perché appunto provengono da quella storia politica un sentimento di totale adesione alla verità dei fatti. Questo è un residuo ideologico che si alimenta poi nel nostro paese anche con un residuo tribale: cioè la mia tribù è migliore di quella degli altri. E questo determina sicuramente una perdita, un deficit di democrazia. Naturalmente in democrazia nessuno deve sentirsi superiore agli altri, ognuno deve sentirsi parte del gioco ed è davvero un paradosso che un Paese che si è fondato per decenni sulla partitocrazia, sul dominio dei partiti, abbia quest'idea assoluta del partito che è una contraddizione in termini. Il partito accetta già di rappresentare una quota di verità, una quota di interessi e una quota di elettori quindi non è la totalità. Però invece ogni partito è potenzialmente un partito unico, cioè un partito che ritiene di essere autosufficiente, che di fatto si sposta tra destra e sinistra, che cerca di coprire consensi conservatori ed altri rivoluzionari perché ritiene di poter già nel proprio partito enucleare l'intera democrazia, rendendo così superflui gli altri partiti. Ecco questo è un residuo di dimensione non democratica, se vogliamo è anche il trasferimento di una mentalità clericale all'interno della politica. Dico clericale non cattolica, perché intendo dire proprio che la convinzione di rappresentare una chiesa porta a considerare gli altri partiti non come altre forme che hanno pari legittimità alla nostra ma come delle eresie, delle fuoriuscite dalla chiesa, la chiesa siamo noi, gli altri sono soltanto dei dannati, o sono degli eretici. Questa è forse l'idea di superiorità che c'è nel nostro Paese ed è un'idea clericale.

domanda precedente