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L'uranio impoverito - domanda 1

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Le riportiamo la domanda di Francesco Paolo Taranto, che chiede: “Nel momento in cui l'opinione pubblica internazionale percepisce la politica serba come il male in sé è naturale pensare ad un'azione militare come legittima e giusta. Poi scopriamo che i mezzi usati sono barbari, ma solo perché sono stati colpiti anche i nostri soldati. Perché non riusciamo a convincerci che la guerra è in quanto tale il male, anche se talvolta male necessario?” 

"Ma io credo, sono abbastanza convinto che la guerra è, in quanto tale, male. L'aggiunta del termine “necessario”, la caratterizza. Voglio dire: io non ho mai pensato che fosse possibile fare una teoria positiva della guerra, se chiamiamo giusta la guerra, come ci capita qualche volta di fare - lo ha fatto anche il Papa forse, certe volte - lo facciamo, per lo meno per quanto mi riguarda, non perché immaginiamo che si possa iscrivere in un equilibrio umanamente difendibile, ma perché ci sono dei limiti che dipendono dalla nostra finitezza. Se uno mi entra in casa, deciso a rubarmi tutto quello che ho, a violentare mia sorella, a uccidere mia madre, a rapire i miei bambini, questo diventa, una reazione di tipo puramente vitale. E le azioni puramente vitali per la sopravvivenza difficilmente si possono chiamare “giuste”, perché dovrei dimostrare che nell'ordine eterno del cosmo è bene che io sopravviva piuttosto che io muoia. E francamente non lo so, anche perché nell'ordine del cosmo è previsto anche che io, a un certo punto, muoia. Se fosse così gravemente lesivo dell'essere il fatto che io defunga, non dovrei morire mai. Quindi c'è un grado di casualità, di legame della nostra vita spirituale, anche della nostra cultura, con dei dati di base, elementari, che vanno dalla digestione, dal fatto che si possa mangiare regolarmente, fino alla sopravvivenza fisica, che non è oggetto di riscatto di giustizia morale. È oggetto di accettazione di una necessità a cui non ci si riesce a sottrarre in certi momenti. Questo naturalmente non deve essere l'occasione per dire: “Va bene, quando si fa alla guerra, tanto si fa una cosa ingiusta, tanto vale, tutti i mezzi sono buoni. A la guerre comme à la guerreIo ci starei attento, in realtà. Quando accetto di dover mangiare a scapito di altri che magari non mangiano, di dovermi difendere, perché non c'è altro modo di persuadere chi mi aggredisce, fino a ucciderlo, devo sempre tentare di mantenermi, di fare questo umanamente: anche cedere a delle necessità oggettive della sopravvivenza umanamente è diverso dal cedervi col gusto di farlo, con la convinzione di esser nel giusto. Io dico sempre che Hitler, per il suo odio viscerale per gli ebrei, ammesso che fosse questo, poteva al massimo sterminare gli ebrei del suo quartiere. Per ucciderne sei milioni doveva avere una teoria che si presentava come giusta, cioè doveva avere delle giustificazioni che gli parevano razionali. Io credo che queste giustificazioni generali della guerra non ci sono mai. Ci sono delle giustificazioni di tipo immediato, di sopravvivenza a cui ragionevolmente possiamo ammettere di dover cedere, ma senza mai farne una teoria della giustizia. La guerra dunque è male. È un male che, nella misura in cui, nei limiti che possiamo valutare noi, i nostri governi, è necessario e anche giustificabile, ma certo non mai giusto, mai giustificato razionalmente in modo totale".

Mi viene da pensare che sia un episodio della banalità del male...

"Sì, in qualche modo si può ammettere che il male è banale, tanto che io esagererei persino nel affermare che il male non è altro che banalità. Mentre ci sono certe teorie che lo enfatizzano molto, come se, per esempio, nel caso della religione insistere sul fatto che esiste il demonio, lo si fa per lo più perché si deve sottolineare che è molto potente colui che lo ha sconfitto. Ma la sconfitta del demonio, probabilmente, consiste proprio nel mostrare che è soltanto la paura del buio, cioè che non sussiste, perché altrimenti, con questa specie di desiderio dialettico di dire: "Il demonio c'è, è fortissimo, e quindi la redenzione deve essere ancora più forte", finiamo per indebolire Dio. Lo dico per i pensatori tragici, per tutte le enfasi su queste cose. Quindi è vero che in qualche modo il male è la banalità che diventa legge. Cioè, è la nostra pura sopravvivenza. Quando la gente viene colta a rubare con le mani nel sacco, in genere risponde: “Ho famiglia”, che è esattamente l'esempio della giustificazione, non dico da rifiutare, ma certo una giustificazione banale. Cioè, dice: “Va bene, devo pur mangiare”. E questo dovrebbe essere più chiaro quando si parla anche della guerra e della violenza, che non possiamo in certi casi non esercitare, perché ridurrebbe di molto tutti i sentimenti di esser dalla parte del giusto. Quando mai potremmo dire che Dio è con noi, come c'era scritto sui cinturoni delle SS, quando facciamo la guerra. Dio, se mai, se ne sta lassù e guarda con una certa preoccupazione a quelle porcherie che le sue creature combinano. Forse non li manda all'inferno per questo ma, certo, non è contento e non sta certamente dalla parte dell'uno o dell'altro".