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L'uranio impoverito - domanda 7

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Guido Perazzi solleva invece un argomento tipicamente politico, e Le chiede: “Professor Vattimo, non pensa che il vero nemico della guerra sia il dialogo pluralista democratico, nel quale tra le parti politiche in conflitto c'è il rispetto reciproco senza volontà di egemonia da parte di nessuno, e dove non esiste il nemico barbaro da sconfiggere?” 

"Ma certo che qui anche questa domanda credo che sia duplice, nel senso che la prima questione mi sembra una questione retorica. È ovvio che il vero nemico nella guerra è la trattativa, cioè è la contrattazione e quindi il dialogo in qualche modo. E credo che, rispetto ai secoli passati, forse qualche passo avanti l'abbiamo fatto. Non bisogna lasciare il più possibile nessuno fuori dal dialogo democratico. Questa è una delle ragioni, per esempio, della volontà di allargamento dell'Europa, che non è una volontà di allargamento di tipo egemonico. Figuratevi, poi: già l'unificazione tedesca è costata, ai tedeschi dell'Ovest moltissimo, perché c'erano delle disparità economiche che, in qualche modo, mettendosi insieme, hanno penalizzato piuttosto i più ricchi che i poveri. Figuratevi che razza di interesse potrebbe avere l'Europa a inglobare degli Stati, oggi post-comunisti, dell'Europa dell'Est, in cui le difficoltà economiche sono straordinarie. Quindi è una volontà più politica, che interessata economicamente, anche se certamente ci sono degli aspetti economici positivi, allargamento di mercati, ma pagati attraverso un periodo di transizioni che non sarà tanto facile per tutti noi europei del nocciolo originale. Quindi, diciamo che è vero che si combatte per eliminare le guerre soprattutto costruendo delle comunità di dialogo di tipo razionale. E la minaccia viene proprio dai barbari: non nel senso che esistano per razza i barbari, nel senso che sono più minacciosi quei Paesi, quei popoli e quegli Stati che sono fuori dalla comunità internazionale. E noi, quello che possiamo fare come cittadini, per prevenire l'uso della guerra, è proprio di lavorare, di essere, se vogliamo, federalisti, di essere europeisti, di essere favorevoli ad una riforma, in senso democratico, delle Nazioni Unite. È questo quello che ci salverà dalle guerre future. Se invece manteniamo le divisioni e, per esempio, ci lasciamo travolgere da certi ideali identitari che riemergono ora in certe etnie - pensate a cosa sono, cos'è la violenza del terrorismo basco in Spagna o in altri Paesi del mondo, dove ci sono delle ... -; naturalmente si tratta anche di dare a queste minoranze, a questi gruppi etnici, linguistici, all'interno di Stati, sufficienti poteri di autodecisione, di autonomia, per poter li far convivere, per non opprimerli. Ma questa è la via della pace: la intensificazione della organizzazione internazionale, che abbia anche una costituzione democratica, in modo che i cittadini possano non sentirla come l'impero, come qualcosa di lontano, in cui c'è altri che comandano e loro devono solo obbedire".  

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