Guido
Perazzi solleva invece un argomento tipicamente
politico, e Le chiede: “Professor Vattimo, non
pensa che il vero nemico della guerra sia il dialogo
pluralista democratico, nel quale tra le parti
politiche in conflitto c'è il rispetto reciproco
senza volontà di egemonia da parte di nessuno,
e dove non esiste il nemico barbaro da sconfiggere?”
"Ma certo che qui anche
questa domanda credo che sia duplice, nel senso
che la prima questione mi sembra una questione
retorica. È ovvio che il vero nemico nella guerra
è la trattativa, cioè è la contrattazione e quindi
il dialogo in qualche modo. E credo che, rispetto
ai secoli passati, forse qualche passo avanti
l'abbiamo fatto. Non bisogna lasciare il più possibile
nessuno fuori dal dialogo democratico. Questa
è una delle ragioni, per esempio, della volontà
di allargamento dell'Europa, che non è una volontà
di allargamento di tipo egemonico. Figuratevi,
poi: già l'unificazione tedesca è costata, ai
tedeschi dell'Ovest moltissimo, perché c'erano
delle disparità economiche che, in qualche modo,
mettendosi insieme, hanno penalizzato piuttosto
i più ricchi che i poveri. Figuratevi che razza
di interesse potrebbe avere l'Europa a inglobare
degli Stati, oggi post-comunisti, dell'Europa
dell'Est, in cui le difficoltà economiche sono
straordinarie. Quindi è una volontà più politica,
che interessata economicamente, anche se certamente
ci sono degli aspetti economici positivi, allargamento
di mercati, ma pagati attraverso un periodo di
transizioni che non sarà tanto facile per tutti
noi europei del nocciolo originale. Quindi, diciamo
che è vero che si combatte per eliminare le guerre
soprattutto costruendo delle comunità di dialogo
di tipo razionale. E la minaccia viene proprio
dai barbari: non nel senso che esistano per razza
i barbari, nel senso che sono più minacciosi quei
Paesi, quei popoli e quegli Stati che sono fuori
dalla comunità internazionale. E noi, quello che
possiamo fare come cittadini, per prevenire l'uso
della guerra, è proprio di lavorare, di essere,
se vogliamo, federalisti, di essere europeisti,
di essere favorevoli ad una riforma, in senso
democratico, delle Nazioni Unite. È questo quello
che ci salverà dalle guerre future. Se invece
manteniamo le divisioni e, per esempio, ci lasciamo
travolgere da certi ideali identitari che riemergono
ora in certe etnie - pensate a cosa sono, cos'è
la violenza del terrorismo basco in Spagna o in
altri Paesi del mondo, dove ci sono delle ...
-; naturalmente si tratta anche di dare a queste
minoranze, a questi gruppi etnici, linguistici,
all'interno di Stati, sufficienti poteri di autodecisione,
di autonomia, per poter li far convivere, per
non opprimerli. Ma questa è la via della pace:
la intensificazione della organizzazione internazionale,
che abbia anche una costituzione democratica,
in modo che i cittadini possano non sentirla come
l'impero, come qualcosa di lontano, in cui c'è
altri che comandano e loro devono solo obbedire".