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domande
Gabriele Ciminelli
Le chiede: "È possibile che al Tribunale
Internazionale dell'Aia sfuggono i macellai serbi
e compaia, invece, la NATO? Oltre a un rovesciamento
di ruoli, non pensa che sarebbe la prova che nella
politica internazionale, nei suoi organismi più
rappresentativi, è cambiato qualcosa di molto
importante? Forse hanno perso il loro senso originario?".
"Anche questa domanda mi
suscita idee contrastanti perché, primo: che finiscano
davanti al Tribunale dell'Aia eventualmente i
capi della NATO, laddove si possa avere indizi
che abbiano violato delle norme del codice di
guerra internazionale, diritti umani, mi sembra
un cambio, una trasformazione molto positiva della
situazione. Cioè, noi non siamo più soltanto il
Tribunale di Norimberga che ha - oddio molto legittimamente,
per quelli che ha giudicato -giudicato i criminali
nazisti e non ha mai preso in considerazione eventuali
crimini commessi dalle truppe degli Alleati che,
forse non erano proprio tutti angeli ovviamente.
Mentre, per il nostro caso, benissimo! Che poi
succeda questo, che invece i criminali serbi sfuggano
ancora alla giustizia, al Tribunale dell'Aia,
questo è il problema a cui accennavo prima, sulla
questione delle organizzazioni, della organizzazione
internazionale. Cioè, è vero che la situazione
della guerra nella ex Jugoslavia, come è facile
osservare, come è stato spesso osservato, è stata
una situazione profondamente anomala anche dal
punto di vista del buon diritto di coloro che
sono intervenuti. Noi siamo intervenuti pensando
(e adesso molti cominciano ad avere dei dubbi),
di farlo in nome dei diritti umani fondamentali,
anche al di fuori di un ordine legale formalmente
rigoroso, perché l'ONU ha detto che bisogna intervenire,
ha delegato la NATO a intervenire, ma insomma
su tutto questo meccanismo di decisione non è
che fossimo tutti estremamente in chiaro. E tuttavia
faceva presa, prevaleva l'idea di interrompere
un genocidio. Era come se - appunto l'esempio
che ho fatto prima - come se si trattava di impedire
a Hitler di sterminare gli ebrei, anche se erano
solo ebrei tedeschi all'interno dei confini tedeschi.
Secondo me sarebbe stato giusto intervenire. E
questa era la situazione. Però, certamente, tutto
va regolarizzato. Non voglio dire, come dice Brecht
in un suo dramma: "Al seguito dei ladri vengono
i tribunali", e lui lo dice in modo molto
ironico sulla giustizia borghese. Però, al seguito
di queste anomalie, vengono le sistemazioni di
diritto, che magari non rimettono tutto in ordine
ciò che è stato prima, ma imparano dagli errori,
per così dire: cioè prevengono che questi errori,
queste ingiustizie, queste illegalità, si ripetano.
Si tratta di persuadere la nuova Jugoslavia, la
nuova Serbia, la nuova Federazione jugoslava,
a collaborare col Tribunale Internazionale dell'Aia,
e quindi a consegnare, nei limiti in cui si può
chiederglielo senza scatenare una rivoluzione
nel Paese, i criminali o gli indiziati, i ricercati
dal Tribunale dell'Aia. La nostra salvezza è,
effettivamente - questo è il punto - nella formalizzazione
razionale delle organizzazioni internazionali
e nel dare loro anche sufficiente forza. Perché
poi uno dei grandi problemi di tutto questo aggeggio
dell'internazionalismo, per così dire, compresa
l'Unione Europea, è che ha poteri formali molto
ampi (può fare un tribunale) e poteri effettivi
molto ridotti. In Europa si assiste continuamente,
fino alla conferenza, all'ultima conferenza di
Nizza, si assiste al fatto che i governi nazionali
tendono a difendere il massimo possibile delle
loro funzioni, dei loro poteri, della loro autonomia,
rispetto alla federazione. Questa è una politica,
credo, abbastanza suicida. Cioè, finché non avremo
dei veri poteri sovranazionali, tutte queste cose
si aggiusteranno sempre o in maniera emozionale,
come, in certi casi, sotto certi aspetti, può
essere stata anche la guerra del Kosovo - cioè
c'era uno sterminio, abbiamo dovuto rimediare
- o in maniera ipocrita: “Non possiamo farci niente”.
Molti hanno rimproverato ai Paesi europei che
sono intervenuti in Jugoslavia, nel Kosovo, di
non intervenire altrettanto in Cecenia, per esempio,
dove, a quanto pare - ma appunto pare perché lì
l'informazione è stata ancora meno completa e
tempestiva -, ma comunque ce n'è abbastanza per
dire che anche lì sono stati violati i diritti
umani fondamentali: però lì noi non ci siamo andati.
Fortunatamente per noi, nel senso che la Russia
non era Milosevic, ovviamente. Il realismo fa
parte della capacità di governare anche, in un
certo senso. Però l’importante è che ci siano
delle organizzazioni internazionali a cui nessuno
sfugga: sfugga non in quanto persecutori, ma in
quanto comprendano democraticamente il numero
più grande di Paesi che accettano di regolare
sia le loro questioni reciproche, sia le situazioni
interne rispetto ai diritti al loro interno, secondo
una regola comune. E il Tribunale dell'Aia è idealmente
il tribunale che giudica queste violazioni. Di
fatto è come un tribunale che ha magari anche
un codice, ma non ha una polizia che vi obbedisca".
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