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L'uranio impoverito - domanda 9

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Clara Callieri Le chiede: "Nel caso di una condanna dei vertici della NATO da parte del Tribunale dell'Aia, che invece non riesce a giudicare i responsabili dell'esercito serbo, non assisteremmo a un sovvertimento delle tradizionali categorie del buono e del cattivo? E ciò vorrebbe dire che le guerre del secolo appena concluso, comprese quelle nei territori dell'ex Jugoslavia, possono realmente modificare persino le nostre categorie di pensiero e di giudizio? Ma è possibile che un evento distruttivo come la guerra apra lo spazio per una nuova etica?

"Alla domanda conclusiva risponderei proprio di sì, nel senso che, come ho accennato, se la guerra non è vero che sia l'igiene del mondo, forse è l'igiene della morale, cioè ci mette di fronte a delle scelte radicali davanti a cui non possiamo, come si dice, traccheggiare. Per cui non mi scandalizzerebbe che una modificazione della nostra etica collettiva, del nostro modo di vedere le scelte politiche, i loro rapporti con la morale sia modificata, riceva, faccia positivamente l'esperienza di questa, anche di questa guerra. Quanto poi al discorso delle categorie di “buono” e “cattivo”, però, secondo me, queste non sono categorie etiche: sono piuttosto categorie, si potrebbe dire, “epiche”: cioè, quando “arrivano i nostri” nei film western, ci sono i buoni e i cattivi. Le categorie etiche sono un po' più sottili. Cioè, l'idea, per esempio, che anche i generali della NATO possono essere giudicati dal Tribunale dell'Aia è supremamente etico, ma anche nel senso dell'etica più tradizionale possibile. Cioè, anche, dalla parte nostra, che per definizione, per noi, è sempre la parte giusta - e forse possiamo avere anche qualche dubbio su questo - anche comunque dalla parte nostra ci sono delle pecore nere. Si può far la guerra legittimamente, nei limiti in cui è inevitabile, ma si può non torturare i prigionieri, per esempio? Se si torturano i prigionieri, anche se sono stati i nostri militari, dobbiamo punirli. E il punirli non sovverte nessuna categoria. Cioè non ci sono, in realtà le categorie dei buoni e cattivi, usate molto nettamente, come “di qua stanno i buoni” e “di là stanno i cattivi”: non sono categorie etiche. Sono categorie dell'immaginazione, della letteratura, del cinema".