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L'uranio impoverito - domanda 10

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Anna Maria Zollo Le chiede: "Noi madri, che con il cuore e con la ragione abbiamo sempre gridato contro la guerra, siamo sempre state tacciate di mammismo e di disfattismo. Ma non è vero - e noi l'abbiamo sempre pensato - che quella della guerra è, in ogni caso, la vittoria di Pirro?". 

"Sì. Oddio, temo che ci siano state anche delle mamme guerrafondaie nella storia; però resta vero che le mamme sono sempre state l'ultima risorsa, insomma, anche nella lotta contro le dittature. Pensate alle madri nella Piazza di Maggio, a Buenos Aires, . Questo è una cosa che merita tutto il rispetto e non va appunto ridotto al termine del mammismo. È vero che questa inclinazione, soprattutto delle mamme, delle madri, o delle donne probabilmente, a non amare la guerra - che si è visto poi anche le donne non sono state nel servizio militare fino agli anni recenti - fa parte probabilmente di una situazione che, alla fine, rientra in ciò che avevano sempre osservato le femministe, i movimenti femministi sulla nostra storia. Cioè: noi siamo una civiltà maschilista in molti sensi. Ora, persino il fatto che si usi ancora la guerra per la sistemazione delle controversie internazionali, può darsi che sia anche un aspetto del machismo, del maschilismo della nostra tradizione. È un po' vero questo: che un ascolto maggiore delle ragioni delle donne, Antigone contro Creonte, forse ci condurrà anche, potrebbe condurci anche a una politica meno aperta all'esito della guerra".

"Che idea si è fatto, come Le è sembrato che abbiano trattato i mass media la questione uranio impoverito. Che cosa ci insegna? Ossia, ci insegna qualcosa questo tipo di trattazione, dalla grande enfasi iniziale a quel silenzio, la titubanza, i dubbi? 

"Credo che sia una specie di limite fisiologico dei media questo. Cioè, non riesco a vedere come si potrebbe rimediare, perché l'informazione è oggi molto intensa, molto diffusa. Ci sono molte catene televisive, molti giornali. Tra queste fonti di informazione si hanno delle normali, fisiologiche competizioni, concorrenze: c'è poco da dire. Per farsi sentire bisogna gridare. Del resto, già nei vecchi manuali di giornalismo c'è: “Se il cane morde il padrone, non fa notizia. Se il padrone morde il cane sì”: che vuol dire? L'informazione ha bisogno di qualche emergenza dalla situazione ordinaria. Allora il meccanismo dell'informazione tende a esagerare i contenuti, a esagerare le tematiche. Quindi, vien fuori la questione dell'uranio impoverito? Innanzi tutto bisogna allarmare. Anche perché nei casi in cui ci va di mezzo la salute, è meglio allarmarsi troppo che non allarmarsi affatto. E poi, naturalmente, c'è tutta una specie di reazione opposta perché, quando si scopre, ad esempio, che non ci sono prove positive, ma solo epidemiologiche e molto, molto vaghe, nel senso che non è stata fatta una ricerca epidemiologica mirata su quello - a proposito della connessione tra leucemia e uso della ... - la gente, la notizia tende a ridimensionarsi persino troppo. Non credo che si possa fare niente che dipenda dalla malvagità di qualcuno. Credo che, tutto sommato, preferisco vivere in questa società qui, dove comparando i diversi mezzi di informazione, posso anche, in qualche modo, riequilibrare le cose, piuttosto che pretendere una sorta di verità ufficiale, che non vada mai sopra le righe o sotto le righe. La nostra salvezza non sta nel ritorno ad una situazione idilliaca di integrazione, sta nel giocare gli stessi difetti del sistema contro i suoi rischi. Cioè: è dal diventare ancora più pluralisti e più babelici, che possiamo cavare qualche rassicurazione. Nietzsche diceva che, se uno non diventa un superuomo nella situazione attuale del nichilismo compiuto - che adesso no stiamo a spiegare cos'è - non sopravvive come individuo. Noi viviamo in una società in cui l'informazione è talmente molteplice, bombardante che, o diventiamo capaci di farci un'interpretazione oppure, se diciamo: “Voglio pensare come tutti gli altri” non ci riusciremo mai perché gli altri, i tutti gli altri, non esistono più davvero come blocco, come opinione unitaria".

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