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"L'effetto
della filosofia è la salute della ragione.
Dato però che la salute umana è un
continuo ammalarsi e guarire di nuovo, con la semplice
dieta della ragione pratica non è ancora
risolto il problema di mantenere quell'equilibrio
che si chiama salute e che sta sospeso sulla punta
di un capello: perciò la filosofia deve agire
terapeuticamente come un medicinale per il cui impiego
sono necessari dispensatori e medici (questi ultimi,
ossia i filosofi, sono anche i soli legittimati
a prescriverne l'uso). "
IMMANUEL KANT, Annuncio della prossima conclusione
di un trattato per la pace perpetua in filosofia,
1796
È possibile approfondire
i temi d'attualità con un occhio diverso
da quello proposto dai giornali? Pensiamo di sì.
Nasce così un nuovo servizio di Rai Educational.
Aperto alle vostre domande. Le abbiamo poste per
voi a filosofi e personaggi della cultura in forma
di intervista. Ecco l'archivio delle interviste
realizzate durante l'anno. |
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Archivio
:
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-
Gianni Vattimo
L'uranio impoverito
. |
-
Edoardo Boncinelli
La clonazione |
- Franco Prattico
La divulgazione scientifica
. |
-
Sergio Givone
Il senso del male
.
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-
Marcello Veneziani
Il senso dello Stato |
-
Biagio De Giovanni
L'Europa |
-
Antonio Paolucci
La cultura del
restauro
.
| -
Carlo Augusto Viano
L'eutanasia
.
| -
Omar Calabrese
L'informazione
.
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-
Giovanni Pugliese Carratelli
La distruzione dei buddha di Bamiyan
.
| -
Francesco Poli
Esiste ancora l'opera d'arte?
.
| -
Remo Bodei
Le passioni al tempo di Internet
:
|
-
Alberto Oliverio
Il comportamento umano, basi biologiche o ambiente?
.
| -
Giovanni Jervis
Psicologia e vita quotidiana
.
| - Massimo
Cacciari
Politica, torniamo a discuterne?
.
|
-
Bruno Forte
Sulle tracce di San Paolo
.
.
| -
Paolo Fabbri
Un corpo da
terzo millennio
.
| -
Paolo D'Angelo
Tutela ambientale e bello naturale
.
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La nostra relazione con la natura
oscilla tra molte ambiguità. Da un lato
in nome la natura è il baluardo dell'incontaminato,
il bene da rivendicare contro i mali della nostra
società. Dall'altro è lo scenario
ideale per sperimentazioni spregiudicate. Inoltre
fenomeni come la mucca pazza determinano ricadute
paradossali: mentre in Occidente gli animali infetti
vengono uccisi, la Corea del Nord si dichiara
pronta a riceverli come aiuti alimentari.
La natura diventa l'alibi per legittimare gesti
istintivi, pulsioni incontrollabili, nascondendosi
dietro frasi come "La natura è quella",
"Bisogna seguire la natura".
Tuttavia l'idea della natura registra anche dei
progressi, con il passaggio dal saccheggio indiscriminato
dell'ambiente alla sua tutela. Anche il paesaggio
viene salvaguardato in quanto valore estetico,
aggiungendo valenze culturali all'idea stessa
di natura. Non è un pensiero ecologista
latore di una difesa a tutti i costi, ma un pensiero
in grado di riscrivere il rapporto con la natura.
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Il corpo non è più
l'elemento naturale, la sembianza certa, che per
millenni la civiltà ha conosciuto, ma è
un prodotto di laboratorio, assemblato con parti
ricostruite artificialmente.
La società attuale, inoltre, risulta sempre
più attenta alla riscoperta della dimensione
naturale del corpo, al suo benessere e all'armonia,
evidenziando in realtà l'artificialità
di questa idea, che sfocia in un'idea del corpo
sacralizzato.
Questo nuovo concetto di corpo, ancora in via
di definizione, si manifesta in ambiti diversi:
dalla produzione artistica al cinema, alla letteratura.
Il maggior numero di conoscenze conquistate attraverso
la scienza non si trasforma in un vero sapere,
ma in nozioni che non fanno capo a un'idea definita,
a un'identità possibile. Si entra così
in un circolo vizioso da cui è difficile
uscire.
Affronteremo questo argomento con il semiologo
Paolo Fabbri.
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| L'ultimo
viaggio di Giovanni Paolo II, fra Grecia, Siria
e Malta, lungo le tracce della predicazione di san
Paolo, ha inteso mettere in rilievo la centralità
di questo "apostolo delle genti". Ma anche
al di fuori della più stretta attualità,
se consideriamo la più recente e agguerrita
riflessione filosofica d'ispirazione tutt'altro
che cattolica, vediamo che, da qualche tempo, essa
si dispone a riattraversare la parola di san Paolo,
a ricostruirne il complesso tracciato, rileggendola
come una tappa fondamentale del pensiero occidentale.
Lo fa Alain Badiou, uno dei maggiori filosofi francesi
di oggi (il suo libro Saint Paul. La fondation de
l'universalisme è uscito nel 1997), e lo
fa il nostro Giorgio Agamben, con un libro uscito
l'anno scorso (Il tempo che resta. Un commento alla
"Lettera ai Romani"), dove san Paolo viene
letto alla luce della cultura del Novecento, da
Kafka a Scholem, a Walter Benjamin.
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L'afasia
è il tratto che contraddistingue la nostra
epoca: l'incapacità di dare voce a passioni
ed emozioni. Demonizzate e soffocate in un passato
neppure troppo lontano, le passioni sembrano non
abitare più la nostra epoca: sassi lanciati
dai cavalcavia delle autostrade per noia, città
e stadi devastati da dubbie passioni sportive, adolescenti
pluriomicidi per amore del denaro o forse per invidia,
sono episodi che affollano sempre più spesso
le pagine di cronaca dei giornali.
Anche in politica le grandi passioni sembrano indebolite
se non addirittura irrimediabilmente scomparse o
divenute oggetto di marketing. Sembrano morte, le
passioni, anche nei rapporti più intimi,
privati: indifferenza reciproca, individualismo
di massa, l'emotività individuale appagata
sempre più nel consumo di beni materiali.
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Il rapporto dell'uomo con il
mondo ora è "mediato", passa
sempre di più attraverso il filtro dei
mezzi di comunicazione, così che la realtà
che egli attualmente vive è più
complessa che in passato: può incidere
sulla psiche umana l'incapacità a distinguere
la realtà "reale" dalla realtà
"virtuale", intendendo con essa la realtà
che viene simulata con mezzi tecnologici? Si stanno
formando dei nuovi "inconsci collettivi",
che accolgono al loro interno spezzoni di virtualità?
La psicoanalisi, la cura di disagi psichici, che
tanta strada ha compiuto finora, al punto che
i suoi campi e le sue correnti sono molte, deve
comunque in un certo senso trasformarsi in rapporto
all'emergere di eventuali diverse nevrosi, fobie
(basti pensare a quelle legate alla vita nelle
metropoli)? Oppure il problema è solo apparente,
per cui si tratta di semplici "variazioni"
dell'analisi e delle terapie fondamentali? Ma
soprattutto la psicoanalisi è ancora uno
strumento valido per combattere la nevrosi? E
come è cambiata, se è cambiata,
in questi ultimi anni?
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Da un po' di tempo nel mondo
scientifico si registra una tendenza a interpretare
fenomeni e comportamenti in termini di reazioni
molecolari o chimiche. Gli aspetti più
svariati della personalità: dall'omosessualità
all'istinto materno, dalle perversioni alla bulimia
sono letti come reazioni, combinazioni, alterazioni
di processi molecolari. L'organicismo, quindi,
il mero scambio di informazioni chimiche starebbero
alla base della nostra personalità, dei
suoi disturbi, dei suoi affanni ed, evidentemente,
anche dei suoi successi.
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La politica è veramente
morta, o stanno soltanto cambiando contenuti,
modi e soggetti? La destra e la sinistra, negli
ultimi anni, sono state superate da movimenti
trasversali: è il caso dell'ambientalismo
che apparentemente connota la sinistra. Questo
è anche il caso della critica alla globalizzazione,
espressa dal movimento di Seattle, e alla definizione
di un oligopolio nella gestione delle nuove tecnologie.
Si tratta di proteste che hanno assunto anche
toni accesi e hanno riportato in piazza migliaia
di persone, che però solo a rischio di
una certa superficialità possono essere
identificate di sinistra, distribuite come sono
tra nuovi movimenti e fasce sociali del disagio.
D'altra parte, con le recenti elezioni politiche
e amministrative si è registrato un ritorno
alla politica tradizionale: un ritorno al voto
che però, disegnando l'ennesimo corto circuito,
ha premiato soprattutto formazioni nuove e poco
tradizionali. E ha premiato schieramenti, alleanze,
piuttosto che singoli gruppi. È stato sostenuto
che taluni buoni risultati si sono avuti perché
si è affermata una coalizione, che esprimeva
più della sommatoria delle forze che la
componevano. La diversità, quindi, sembrerebbe
davvero una risorsa. Ma nessuno sa bene come gestirla,
soprattutto in termini politici. La politica non
riesce a stabilire un dialogo concreto con la
nuova realtà emersa con l'avvento della
new economy che ha sancito il primato della tecnica
e dell'economia a scapito della politica: ciò
sta a significare la fine delle formazioni politiche
tradizionali? Si fanno sempre più urgenti
nuove forme istituzionali? Attraverso quali strumenti
si può divenire partecipi, e non bersagli,
della società della globalizzazione?
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Quello appena trascorso è forse
un secolo breve anche per l'arte. Breve e lungo
al tempo stesso, perché gran parte delle aspettative
che sostenevano l'idea di "arte" si sono consumate
e al suo posto si è delineato qualcosa che critici
e artisti hanno chiamato "non arte". Qualcosa
che, nonostante l'affollarsi di mostre e iniziative
che a vario titolo vedono protagonista la creatività
contemporanea, tuttora disorienta. Lascia imbarazzati.
Le domande che sempre più spesso si sentono ripetere
sono: si tratta ancora di opera d'arte o di qualcos'altro?
E che cos'è veramente un'opera d'arte oggi? O
più semplicemente: che c'entra l'arte con tutto
questo? A complicare maggiormente le cose ci si
è messo da ultimo l'uso delle nuove tecnologie.
L'opera, da installazione ambientale, si è fatta
addirittura evento interattivo: la tecnologia,
come ad esempio è successo in molti lavori del
gruppo "Studio Azzurro", ha restituito capacità
di confronto tra l'opera e il pubblico, sia pure
in modo virtuale. La Biennale Arte visive che
si inaugura il prossimo 10 giugno a Venezia riproporrà
questi ed altri temi. Noi abbiamo pensato di sottoporvi
queste riflessioni, augurandoci di raccogliere
un campione di domande e di opinioni da girare
a un esperto.
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Nuovo
mondo e nuovi media: quale informazione?
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Omar
Calabrese ha risposto alle vostre
domande sull'informazione |
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L'informazione, grazie alle
nuove tecnologie, viaggia ormai in "tempo
reale" ed è in grado di aggiornarci
sui costanti e rapidi mutamenti del mondo. Ma
è vero che la tecnologia permette di raccontare
- da parte dei giornalisti - e di conoscere -
da parte degli utenti - il mondo in maniera più
piena e più corretta che in passato?
Non si rischia di dare notizie che il giorno dopo
vanno smentite? Inoltre la velocità e la
disponibilità delle notizie producono anche
un fenomeno di "strabismo dell'informazione",
per cui siamo più facilmente messi al corrente
di fatti che avvengono lontani piuttosto che vicino
a noi. Che significato assume l'"informazione"
in uno scenario simile?
La velocità delle informazioni richiede
una sintesi tale da divenire semplificazione,
mentre l'approfondimento è visto come uno
spazio che non tutti possono permettersi, anche
perché sempre di più l'editoria
diventa business, peraltro un business particolare.
Le nuove tecnologie, infine, hanno favorito il
proliferare di testate on-line, dando voce a solisti
fuori dal coro contrapposti alla realtà
del "grande fratello". Tuttavia non
è sempre possibile esercitare una verifica
sull'attendibilità di tutte le notizie
sul Web che occupano un esteso territorio sommerso.
Quale rapporto ha l'informazione "tribalizzata"
con il mondo dell'informazione "tradizionale",
ufficialmente riconosciuto?
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Eutanasia:
la morte al tempo
dell'immortalità
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Carlo
Augusto Viano ha risposto alle vostre
domande sull'eutanasia |
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Recentemente il Parlamento olandese
ha approvato una normativa che consente al medico
di praticare l'eutanasia al paziente che ne faccia
esplicita richiesta.
La visione cristiana ed il giuramento di Ippocrate
costituiscono i capisaldi di chi sostiene l'inammissibilità
dell'eutanasia. Tuttavia i codici penali o le
sentenze delle Corti Supreme di molte nazioni
(dalla Francia alla Cina) non puniscono il ricorso
al suicidio assistito, l'interruzione delle terapie
e del mantenimento artificiale in vita del paziente.
Se da un lato, quindi, il codice stabilisce la
possibilità di scegliere di morire, dall'altro
la ricerca scientifica cerca di raggiungere l'immortalità.
Così anche il limite inviolabile per definizione
- la morte - risulta in un certo senso manipolabile.
Pertanto la possibilità d'intervento sulla
vita è simmetrica alla possibilità
di decidere la morte.
Rispetto a questo scenario, gli argomenti confessionali
hanno poco respiro, perché è la
scienza ad avere un ruolo decisivo nella nuova
idea di "vita" e di "morte".
Come ha ben illustrato Grmek, compianto medico
e storico delle scienze che ha scelto per sé
l'eutanasia, nella storia umana la definizione
di morte si è "evoluta" grazie
alle scoperte scientifiche, con conseguenti riforme
degli aspetti giuridici connessi a questo evento
drammatico. La scienza, quindi, sembra essere
in grado di modellare il pensiero dell'uomo che
pensa la propria morte. Insieme alla tutela del
diritto alla vita è lecito riconoscere,
a partire dalla finitezza dell'uomo, un diritto
alla morte?
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La
cultura del restauro: significato, pratica,
domande
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Antonio
Paolucci ha risposto alle vostre domande
sul significato e sulla pratica del restauro |
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Cimabue, Giotto, Masaccio, Leonardo
Michelangelo: opere di questi artisti sono state
oggetto di recenti restauri finalizzati alla conservazione
e ad una nuova fruizione da parte del pubblico,
suscitando ancora profonde suggestioni nello spettatore.
Il lavoro del restauratore da un lato attira forti
investimenti anche di capitali privati, finalizzati
al successivo sfruttamento dei diritti d'immagine
legati all'opera d'arte. E dando luogo così
ad un'inevitabile spettacolarizzazione dell'evento.
Dall'altro rinvia a considerazioni di varia natura.
Marguerite Yourcenar sosteneva che "il tempo
è un grande scultore", sottolineando
così l'indissolubilità del rapporto
tra l'opera d'arte e i segni lasciati su di essa
dai secoli. Da questo punto di vista, il restauro
rappresenta un intervento che modifica l'oggetto.
Appare come una manomissione dell'opera originaria
- così come ci è giunta attraverso
i secoli - basata su due presupposti. Uno tecnologico,
per cui si ritiene che oggi disponiamo di capacità
tecniche più idonee a intervenire su un
originale, e un presupposto storicistico, che
richiede invece un rispetto filologico dello spirito
dell'epoca e delle intenzioni dell'autore.
Il restauro, inoltre, rimanda ad una cultura della
conservazione in aperto contrasto con la logica
distruttrice che spesso agisce contro le testimonianze
di una civiltà del passato (vedi il recente
caso dei Buddha di Bamiyan di cui ci occuperemo
nei prossimi giorni).
Nonostante il silenzioso e costante lavoro di
istituzioni internazionali, prima tra tutte l'Unesco,
e nonostante il minuzioso e sempre più
specialistico lavoro del restauratore, la conservazione
di un'opera d'arte può risultare un'anomalia
in un mondo "accelerato" e predisposto
all'impatto superficiale, al consumo e alla distruzione?
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La "polizia religiosa" - milizia
scelta del ministero della Virtù e del Vizio -
dei Talebani afghani ha distrutto le più alte
statue di Buddha esistenti al mondo, statue risalenti
al terzo secolo dopo Cristo. Il loro leader spirituale,
il mullah Mohammed Omar, ha espresso grande gioia
per l'onore che Allah ha concesso loro: quello
di purificare la religione, cancellando tutti
i segni che possano in qualche modo deturparne
la purezza. Nonostante gli appelli dell'Onu e
dell'Unesco, un immenso patrimonio culturale è
andato perso, cancellato dalla memoria storica
del pianeta. Si tratta di un atto che ci fa riflettere
sul potenziale distruttivo che alcune civiltà
alimentano dentro se stesse e che sono pronte
a mettere in atto per cancellare d'un colpo l'arte,
la storia che le precedono.
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L'Europa
tra globalizzazione e particolarismo
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Biagio
De Giovanni ha risposto alle vostre
domande sull'Europa tra globalizzazione e
particolarismo |
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Nel processo di unificazione
europea permangono vistose contraddizioni. La
Gran Bretagna mantiene un rapporto privilegiato
con gli Stati Uniti, la Francia pretende di esercitare
ancora la sua egemonia tradizionale e lancia continuamente
una guerra santa contro tutto ciò che è
made in Usa; la Germania non riesce a tradurre
il suo forte potere economico in potere politico.
E l'Italia, in nome dell'euro e dell'unità
europea, si è trovata a risanare una grave
crisi economica con una classe politica decimata
da scandali e dalle iniziative della magistratura,
mentre un nuovo soggetto di destra si affacciava
all'orizzonte politico. Insomma, le ex grandi
potenze storiche conservano fisionomie eccentriche,
non si integrano. Ma non sono solo queste le contraddizioni
che accompagnano la faticosa unificazione europea.
Tanto più i governi spingono verso l'integrazione,
tanto più spuntano i cosiddetti localismi,
che si affermano di pari passo con il declino
degli Stati nazionali. Ci si sente meno italiani
o francesi, i confini nazionali sono una misura
obsoleta, e si rivendica l'appartenenza europea
e al tempo stesso quella locale. Il continente
e il campanile, si potrebbe riassumere in uno
slogan. La globalizzazione e l'ideologia delle
radici.
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Cattolicesimo,
Marxismo, Fascismo: le tre radici della
non-cultura dello Stato
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Marcello
Veneziani ha risposto alle vostre
domande sulla mancanza del senso dello Stato |
| Una
recente discussione, a cui ha preso parte
anche il Presidente Ciampi, ripropone il nodo
irrisolto della debolezza nella società italiana
del senso dello Stato. Le controverse vicende
dell’unificazione italiana, il fascismo, nonostante
la sua ideologia dello Stato, la Resistenza
come memoria non collettiva, hanno contribuito
a determinare questa debolezza. Forse anche
per questo la storia italiana mostra questi
due gravi aspetti: da un lato, la vulnerabilità
dello Stato, rappresentata dalla criminalità
organizzata; dall’altro, il non-riconoscimento
delle Istituzioni, dell’idea stessa di
res publica, e la costante violazione
delle sue regole. La nostra coscienza civile
non può non tornare a riflettere in modo costruttivo
su tali problemi.
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Il
male: tragico paradosso
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Il filosofo
Sergio
Givone ha risposto alle vostre domande
sul senso e il perché del "male"
oggi.
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| Il
dramma di Novi Ligure non è solo un fatto
di cronaca. E’ qualcosa che tocca corde nascoste
e tese all’interno di noi. E' qualcosa che
ha a che fare con il male. E scopriamo che
il male è tragicamente dentro di noi. E’ qualcosa
che ha a che fare con la colpa. Con la necessità
di mediare affetti ed emozioni attraverso
i sentimenti. Evitando quel punto di non ritorno
dove l’emozione coincide con il gesto. E spalanca
un baratro. La storia di Erika sembra avere
il tratto definitivo della tragedia. Come
in questa, non esiste un dopo. Il male è assoluto.
E una volta consumato, si può ricominciare
a vivere solo riseparandolo dal bene. Rintracciando
i confini del linguaggio dove il bene e il
male si esprimono. Ma a ben vedere il gesto
di Erika non rivela una forza tragica. Forse
è solo l’ultimo atto della “banalità del male”.
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Quanto
è divulgabile
una scoperta scientifica?
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vai
all'intervista
(disponibile anche
in formato Real Video)
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Il giornalista scientifico
Franco
Prattico ha risposto alle vostre
domande sul tema della divulgazione scientifica. |
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| Un raggio di luce
può essere rallentato fino a essere fermato.
E non basta: sarà possibile caricare un fotone
di informazione. Si apre insomma la strada
a velocissimi computer "quantici". Ma può
la mente umana pensare una “luce ferma”? E
avere a che fare con calcolatori superveloci
potrà cambiare profondamente la struttura
profonda della nostra intelligenza? Ancora
na volta la scienza ci pone davanti a delle
sfide. Teoriche ma anche per la nostra immaginazione.
Questa scoperta così sensazionale ci fa anche
riflettere sul processo di spettacolarizzazione
che sta investendo la scienza e sulla scarsa
possibilità che abbiamo di verificare i suoi
risultati. Fatto per cui a volte il mondo
scientifico può apparire come una fabbrica
di scoop.
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| Una recente scoperta
sembra proporre una strada diversa dalla clonazione
per la cura delle malattie genetiche. Sottoposte
a un certo processo chimico, anche le cellule adulte
possono regredire fino a poter generare qualsiasi
tessuto. Se la scoperta fatta casualmente dall’immunologa
araba Ilham Abuljadayel fosse confermata, anche
la “via italiana” che si concentra sulle cellule
staminali potrebbe subire una battuta d’arresto.
E l’embrione, la cui salvaguardia è irrinunciabile
per i cattolici, non verrebbe manipolato. Ma soprattutto
sparirebbe l’incubo della creazione di un “doppio”
sotteso alla clonazione.
top
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Quale
pace in alternativa
all'uranio impoverito?
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vai
all'intervista
(disponibile anche
in formato Real Video)
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Il filosofo Gianni
Vattimo
ha risposto alle vostre domande
sul tema de l'uranio impoverito. |
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Quanti dei morti tra i soldati impegnati in Bosnia sono state vittime dell’uranio impoverito? La questione è aperta. La scienza, per ora, non è in grado di fornire spiegazioni. Ma i dubbi su quella che è stata definita una “guerra giusta” rimangono. Esiste veramente o chiamiamo in questo modo solo quei conflitti rispetto ai quali non si esprime più nessun pensiero di opposizione?
Ma la vicenda uranio impoverito sta portando alla luce anche una situazione paradossale: forse alla fine il Tribunale dell'Aia riuscirà a portare sul banco degli imputati Milosevic e gli altri responsabili serbi. Ma forse accanto a loro compariranno anche i vertici della Nato. Responsabili dell'uso di un'arma di cui si sa ancora troppo poco. |
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