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Carlo Canepa le chiede: "In questo
periodo storico dominato dalla tecnica e dall'efficienza
la sofferenza impera in quanto non siamo più
capaci veramente di provare dolore di fronte al
male?"
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Rai Educational - A proposito di questo
episodio a cui lei anche fa riferimento, il massacro
- perché purtroppo pare bisogna chiamarlo
- di Novi Ligure si è parlato addirittura
di male assoluto. Il male assoluto è quindi
qualcosa di cui non riusciamo a recuperare, a
decifrare un senso? L'assolutezza verrebbe da
questa mancanza di senso?
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3
Rai Educational - Si è detto sempre
a proposito di questa circostanza che si è
registrata una mancanza di alfabetizzazione alle
emozioni. Alcuni psicoanalisti hanno sollevato
questo argomento. I ragazzi non riescono a mediare
attraverso le emozioni le proprie pulsioni e quindi
arrivano direttamente al gesto: c'è una
aderenza, una coincidenza molto preoccupante tra
pulsione e gesto. Lei ora ha citato anche mi sembra
l'assenza del rimorso nella nostra società:
è vero che è una società
caratterizzata da questa afasia di emozioni e
questa incapacità di rimorso?
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4
Marcello Di Pietro le chiede: "Molti
filosofi hanno spesso parlato di irrazionalità
del male. Io penso che la vita sia un succedersi
continuo di scelte. Sostenere l'irrazionalità
del male non significa annullare la volontà
e il libero arbitrio? E' possibile scegliere il
male? Se sì, che cosa spinge l'uomo a questo?"
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5
Paolo Maria Ciminelli le chiede: "Qual
è la differenza per cui a parità di
condizioni esterne, oggettive, uno arriva ad uccidere,
ad agire il male come diceva lei poco fa Professore,
e il novantanove no? Quell'uno prova una rabbia,
un odio, un male quantitativamente più forti
oppure ha meno mezzi a disposizione per filtrarli,
elaborarli, trasformarli?"
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6
Annamaria Zollo vuole sapere: "Come
tutti in Italia presumo abbiamo discusso in classe
della tragedia di Novi Ligure ma soprattutto del
male dentro di noi. Qualche alunno più sincero
ha ammesso di aver provato il desiderio di uccidere
ma di essersene subito vergognato e di volersi nascondere
a sé stesso dopo. Mi hanno quindi chiesto
che cos'è il male. Per rispondere loro dovrei
saperlo io per prima, ma quando ci provo il cor
si spaura, di fronte alla parte profonda, abissale
eppure sembra così superficiale del nostro
animo. Professor Givone chiedo a lei di rispondere,
perché io possa rispondere ai miei ragazzi,
figli ed alunni".
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7
Guido Perazzi invece è interessato
a un altro aspetto e le chiede: "La politica
dell'amicizia non è ancora capace di sostituire
la politica dell'inimicizia, della polemica e della
guerra, che è ancora il motore di tutte le
cose e il perno, quindi il non dialogo e il non
rispetto degli altri. Professor Givone, non è
questo il male più determinante di tutti
i mali, che peraltro la classe dirigente non sembra
in grado di cogliere e quindi di risolvere?"
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8
Franceschina Cocinto invece ripropone un
tema che abbraccia i due argomenti forse centrali
in questa discussione: passioni e ragione. E le
chiede: "Le passioni senza ragione portano
al male della dittatura mentre la ragione senza
passioni porta al male dell'indifferenza. È
possibile sperare di poter controllare il male,
limitando la libertà, regolando gli istinti
primitivi e le passioni mediante la ragione?"
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9
Anche Angela Senno insiste su questo tema
della libertà, del libero arbitrio e le chiede:
"Il mondo è tanto ricco perché
contiene il demonio, fintanto che però gli
teniamo un piede sul collo. Così diceva William
James. Le domando: limitarsi a reprimere il male,
invece di ricercarne insieme le radici profonde,
non è inutile e persino pericoloso per la
convivenza civile?"
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Daniela Semenzato pone un'altra questione
che è quella dei valori e della trasmissione
dei valori e dice: "La mia generazione non
è stata abbastanza brava a trasmettere ai
figli in certi casi non ha voluto farlo il sapere
che legava la tradizione del passato, la storia
privata e pubblica, alla conquista del futuro. Per
i figli quel sapere, per noi così prezioso,
si è svalutato in quanto la tecnologia ha
sovvertito i rapporti di forza tra le generazioni.
Mi sembra che la frattura con i nostri figli sia
più tragica perché priva di contestazione,
di possibilità di trovare articolazione attraverso
il linguaggio. Non è anche questa possibilità
che permette di segnare il confine tra il bene e
il male?"
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L'ultima domanda, di Agnese Valerio, solleva
una questione più di ordine sociologico.
Agnese Valerio le chiede: "Anche in episodi
recenti si è vista la tendenza a individuare
il male nel diverso. Perché nell'immaginario
collettivo dei film di fantascienza, la tragedia
di Novi Ligure, l'alieno, l'immigrato, lo straniero
uccide e violenta?"
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Vi ringraziamo per aver inviato le vostre domande.
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