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Il senso del male

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Il male, tragico paradosso
Sergio Givone risponde alle migliori domande inviate dagli utenti del sito.
Approfondimenti sul tema
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1
Carlo Canepa le chiede: "In questo periodo storico dominato dalla tecnica e dall'efficienza la sofferenza impera in quanto non siamo più capaci veramente di provare dolore di fronte al male?"
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2
Rai Educational - A proposito di questo episodio a cui lei anche fa riferimento, il massacro - perché purtroppo pare bisogna chiamarlo - di Novi Ligure si è parlato addirittura di male assoluto. Il male assoluto è quindi qualcosa di cui non riusciamo a recuperare, a decifrare un senso? L'assolutezza verrebbe da questa mancanza di senso?
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3
Rai Educational - Si è detto sempre a proposito di questa circostanza che si è registrata una mancanza di alfabetizzazione alle emozioni. Alcuni psicoanalisti hanno sollevato questo argomento. I ragazzi non riescono a mediare attraverso le emozioni le proprie pulsioni e quindi arrivano direttamente al gesto: c'è una aderenza, una coincidenza molto preoccupante tra pulsione e gesto. Lei ora ha citato anche mi sembra l'assenza del rimorso nella nostra società: è vero che è una società caratterizzata da questa afasia di emozioni e questa incapacità di rimorso?
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4
Marcello Di Pietro le chiede: "Molti filosofi hanno spesso parlato di irrazionalità del male. Io penso che la vita sia un succedersi continuo di scelte. Sostenere l'irrazionalità del male non significa annullare la volontà e il libero arbitrio? E' possibile scegliere il male? Se sì, che cosa spinge l'uomo a questo?" 
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5
Paolo Maria Ciminelli le chiede: "Qual è la differenza per cui a parità di condizioni esterne, oggettive, uno arriva ad uccidere, ad agire il male come diceva lei poco fa Professore, e il novantanove no? Quell'uno prova una rabbia, un odio, un male quantitativamente più forti oppure ha meno mezzi a disposizione per filtrarli, elaborarli, trasformarli?"
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6
Annamaria Zollo vuole sapere: "Come tutti in Italia presumo abbiamo discusso in classe della tragedia di Novi Ligure ma soprattutto del male dentro di noi. Qualche alunno più sincero ha ammesso di aver provato il desiderio di uccidere ma di essersene subito vergognato e di volersi nascondere a sé stesso dopo. Mi hanno quindi chiesto che cos'è il male. Per rispondere loro dovrei saperlo io per prima, ma quando ci provo il cor si spaura, di fronte alla parte profonda, abissale eppure sembra così superficiale del nostro animo. Professor Givone chiedo a lei di rispondere, perché io possa rispondere ai miei ragazzi, figli ed alunni".
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7
Guido Perazzi invece è interessato a un altro aspetto e le chiede: "La politica dell'amicizia non è ancora capace di sostituire la politica dell'inimicizia, della polemica e della guerra, che è ancora il motore di tutte le cose e il perno, quindi il non dialogo e il non rispetto degli altri. Professor Givone, non è questo il male più determinante di tutti i mali, che peraltro la classe dirigente non sembra in grado di cogliere e quindi di risolvere?"
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8
Franceschina Cocinto invece ripropone un tema che abbraccia i due argomenti forse centrali in questa discussione: passioni e ragione. E le chiede: "Le passioni senza ragione portano al male della dittatura mentre la ragione senza passioni porta al male dell'indifferenza. È possibile sperare di poter controllare il male, limitando la libertà, regolando gli istinti primitivi e le passioni mediante la ragione?"
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9
Anche Angela Senno insiste su questo tema della libertà, del libero arbitrio e le chiede: "Il mondo è tanto ricco perché contiene il demonio, fintanto che però gli teniamo un piede sul collo. Così diceva William James. Le domando: limitarsi a reprimere il male, invece di ricercarne insieme le radici profonde, non è inutile e persino pericoloso per la convivenza civile?"
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Daniela Semenzato pone un'altra questione che è quella dei valori e della trasmissione dei valori e dice: "La mia generazione non è stata abbastanza brava a trasmettere ai figli in certi casi non ha voluto farlo il sapere che legava la tradizione del passato, la storia privata e pubblica, alla conquista del futuro. Per i figli quel sapere, per noi così prezioso, si è svalutato in quanto la tecnologia ha sovvertito i rapporti di forza tra le generazioni. Mi sembra che la frattura con i nostri figli sia più tragica perché priva di contestazione, di possibilità di trovare articolazione attraverso il linguaggio. Non è anche questa possibilità che permette di segnare il confine tra il bene e il male?" 
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L'ultima domanda, di Agnese Valerio, solleva una questione più di ordine sociologico. Agnese Valerio le chiede: "Anche in episodi recenti si è vista la tendenza a individuare il male nel diverso. Perché nell'immaginario collettivo dei film di fantascienza, la tragedia di Novi Ligure, l'alieno, l'immigrato, lo straniero uccide e violenta?"
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Approfondimenti

Dall'archivio dell'EMSF

Questioni di Filosofia:
Sergio Givone
Le forme del male

Il Grillo:
Sergio Givone
Che cos'è il male

Giovanni Jervis
Colpa e responsabilità individuale

Aforismi:
Massimo Cacciari
Perchè il male?


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