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La natura - domanda 1

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1) Rai Educational: "Professor D'Angelo, affrontiamo l'argomento sul rapporto con la natura, inquadrandolo storicamente, facendo una sorta di excursus?"
Naturalmente si tratta di un tema sterminato, ma potremmo partire innanzitutto dal nostro rapporto con la bellezza naturale per arrivare al rapporto con la natura in genere. Il rapporto con la bellezza naturale è quanto di più vario e di storicamente mutevole ci sia stato, nel senso che la nostra percezione della bellezza naturale è variata enormemente nei secoli. In particolare direi che, a differenza di quanto è avvenuto per altri fenomeni, per esempio per i fenomeni artistici, la caratteristica singolare è che molti elementi che oggi noi apprezziamo particolarmente nella natura, un tempo erano esattamente quelle che producevano disagio, producevano addirittura paura. Per esempio l'amore per la montagna, l'amore per i terreni selvaggi, l'amore per i deserti o il mare aperto, sono fenomeni molto recenti, su scala storica naturalmente: sono fenomeni che riguardano sostanzialmente gli ultimi due secoli e mezzo. Prima l'immagine della natura che attraeva, anche da un punto di vista estetico, dal punto di vista della bellezza, era piuttosto quella della natura coltivata, della natura segnata dall'attività dell'uomo, della natura lavorata; quello che interessava nella natura era trovare degli spazi che consentissero la migliore collocazione per l'uomo, quindi l'idea dominante era sostanzialmente quella della natura come giardino, della natura come campagna coltivata. Forse questo ci può aiutare anche per capire il grande mutamento che è avvenuto nel rapporto con la natura in genere, perché collocherei anche questo mutamento sostanzialmente nel corso del Settecento e lo farei coincidere con la trasformazione determinata dalla nascita dell'industria, dalla nascita della tecnica moderna, almeno su scala importante, di massa. Qui si produce una frattura fondamentale, cioè il passaggio dal timore verso la natura e dalla sensazione della natura come una forza che può essere benigna ma può essere anche un ostacolo contro cui lottare - quindi l'uomo in perenne lotta contro la natura - si produce il passaggio a una sensazione di potenza nei confronti della natura; si ha quindi nostalgia nei confronti di una natura che poteva non temere la azione dell'uomo. Io credo che il Settecento sia un secolo fondamentale nella trasformazione della nostra immagine della natura in genere, anche perché è il secolo in cui si passa dall'idea che la natura sia la potenza con cui si devono fare i conti, e quindi una forza da guardare con timore, alla nostalgia nei confronti di una natura che si avverte ormai come manipolabile e verso la quale cominciano a sorgere quegli atteggiamenti di rispetto, di recupero, di venerazione che diventeranno poi sempre più importanti nei due secoli successivi, cioè nell'Ottocento e nel Novecento.