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2) Rai
Educational: "Con queste ultime parole abbiamo
toccato lo scenario attuale, ossia un'oscillazione
di ambiguità del nostro rapporto con la
natura delimitabile da due punti: da una parte
la natura come eden, come bene supremo, come bene
incontaminato; dall'altra la natura come territorio
della manipolazione. Possiamo far risalire queste
due considerazioni della natura a qualche episodio
filosoficamente rilevante o a un pensatore filosoficamente
decisivo?
Certamente l'idea della natura come banco di prova
della potenza tecnica dell'uomo potrebbe avere
un antesignano, per esempio nella filosofia di
Francesco Bacone. Lì c'è effettivamente
l'idea della natura come disponibilità.
Però direi che le due polarità che
Lei faceva osservare, cioè quella della
natura edenica e quella della natura come terreno
di dispiegamento per la capacità tecnica
dell'uomo, vanno anche al di là di una
data precisa di nascita e al di là di un
pensatore. Credo che sostanzialmente siano non
tanto due posizioni, quanto due facce dello stesso
problema, nel senso che l'idea di una natura edenica,
l'idea di una natura come luogo idilliaco, come
luogo che toglie tutti i conflitti, nasce proprio
in antitesi con la sensazione che la manipolazione
umana abbia ridotto la natura a ambiente invivibile,
a luogo dove si creano, si producono mostri, dove
nascono stravolgimenti che mettono in pericolo
la nostra vita. Sono due facce dello stesso problema.
Quanto più pensiamo che la disponibilità
della natura nei nostri confronti, che la nostra
capacità manipolativa sia grande, tanto
più pensiamo che da questa manipolazione
nascano problemi: allora ci rifugiamo nell'idea
che una natura priva di manipolazioni, una natura
non distorta dalla tecnica, sia il luogo che funziona
perfettamente e nel quale non ci sono problemi:
da qui nasce l'idea edenica. Direi che, comunque,
entrambe queste posizioni sono estremamente antiche.
Per esempio l'idea della capacità manipolativa
dell'uomo, anche se a noi sembra strano, era presentissima
già nei Greci. C'è un famoso coro
dell'Antigone in cui si dice che l'uomo è
capace di fare qualsiasi cosa: solca i mari, muta
le terre e così via. Sono cose che ci possono
parere sorprendenti, ma in realtà la sensazione
di potenza nei confronti della natura e la sensazione
dei pericoli connessi a questa potenza, e quindi
di un eventuale rifugio in una natura incontaminata,
possono essere molto antichi. Fatta salva la circostanza
che avevamo toccato in precedenza, ossia che quando
la capacità manipolativa diventa effettivamente
preponderante, allora tutto questo subisce una
radicalizzazione che era sconosciuta all'antichità.
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