I dialoghi della Rete
Emporio
I marted́ di Rai Educational
Lo stato di salute della ragione nel mondo
Palinsesto
Il mondo della scuola
Riflessioni
 
 

La natura - domanda 5

Torna all'elenco delle domande

5) Rai Educational: "All'inizio ha giustamente sottolineato come una componente forse decisiva di questo nostro rapporto con la natura sia il rapporto con la sua bellezza, con il bello, quello che ha chiamato "bello naturale" e di cui ha lungamente parlato nel libro Estetica della natura. Kant dice: "La mia coscienza è il cielo stellato sopra di me" evidentemente fa presupporre che questo patto ancora regga, ancora esista, poiché il rapporto con la bellezza, quindi anche con l'ambiente, con il paesaggio, con la natura in quanto bella, è chiaramente oggi un rapporto conflittuale. Quando si incrina questo patto rispetto al bello?"
È esattamente nel lasso di tempo che intercorre tra la posizione di Kant e, per esempio, la frase che Hegel rivolgeva sempre al cielo stellato. Kant poteva evocare "Il cielo stellato sopra di me" come una delle due cose che riempiono di meraviglia; Hegel diceva che il cielo stellato è soltanto una eruzione cutanea della volta celeste. Questa immagine, così poco poetica, in fondo scandisce bene la crisi fondamentale che si verifica nella età romantica e con la filosofia dell'idealismo. Fino ad allora era stato sempre accettato il principio che la vera origine della bellezza è la natura, ossia che tutto ciò che noi possiamo rappresentare di bello ha il suo modello nella natura e ha la sua origine nella natura. La stessa arte veniva considerata bella in quanto imitazione o riproduzione della natura, ma non c'era dubbio comunque che la sorgente della bellezza fosse la natura. Con il Romanticismo questo principio entra in crisi e si afferma la capacità autonoma dell'arte di raggiungere i valori della bellezza, indipendentemente dalla natura. Questo fa sì che, abbastanza rapidamente anche se non immediatamente, la bellezza naturale cominci ad essere guardata con sospetto, cominci ad essere guardata con diffidenza perché viene considerata una sorta di cascame della bellezza artistica: cioè la vera sorgente della bellezza è l'arte, l'arte ha tutte le risorse per produrre la bellezza indipendentemente dal modello naturale. Quindi la bellezza della natura diventa semplicemente un riflesso, diventa semplicemente una conseguenza della bellezza artistica, fino a dire che la bellezza naturale esiste soltanto perché l'arte riesce a trovarla o a escogitarla. Questa è esattamente il rovesciamento della posizione che ha dominato tanto a lungo e in base alla quale, invece, la bellezza naturale era la fonte della bellezza, quindi anche della bellezza artistica. In seguito si è avuto anche di più: c'è stato un forte scollamento della bellezza artistica dalla bellezza naturale perché almeno una parte dell'arte, per esempio l'arte delle avanguardie, si è presentata proprio come polemica contro la bellezza naturale, addirittura in modo paradigmatico nel nostro Futurismo. Però è un tratto abbastanza diffuso negli atteggiamenti di molta avanguardia novecentesca proprio perché l'arte viene vista come una cittadella autonoma che non ha bisogno di nessun riscontro al di fuori di sé, dunque si afferma questa forte svalutazione del bello naturale. Quello che mi sembra interessante, al di là di questa storia, è proprio il fatto che mentre da un lato c'è stato una forte perdita di identificazione del bello naturale, un forte confinamento del bello naturale in qualcosa di passatistico, di superato, di non proponibile, dall'altro c'è stata una forte e un po' sotterranea ripresa di interesse per la bellezza naturale. Per esempio nella coscienza comune valori come quelli del paesaggio, come quelli di una natura anche esteticamente gradevole, presentabile, sono ritornati a giocare un ruolo importante. Questo è significativo proprio perché a fronte di una sostanziale svalutazione della bellezza naturale e a una sua messa ai margini, mi pare che invece lo spazio della bellezza naturale nell'esperienza quotidiana sia cresciuto e sia cresciuta anche la sensibilità. Naturalmente tutto ciò andrebbe visto anche sullo sfondo della voga del pensiero ecologico, dell'interesse per la salvaguardia dell'ambiente; tuttavia mi pare che i due fenomeni non siano esattamente coincidenti e che, accanto alla ovvia preminenza di un interesse per la salvaguardia dell'ambiente, si sia manifestata negli ultimi decenni anche una ripresa di interesse nei confronti degli aspetti estetici della natura. Cosa, ripeto, tanto più notevole quanto più si è affermata al di fuori di una cornice, per esempio teorica, che la facilitasse o che la supportasse.

 

domanda precedente