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10) Rai
Educational: "Però episodi recenti
che fanno senz'altro parte del nostro rapporto
con la natura - come la mucca pazza con le ricadute
paradossali che questo episodio ha comportato,
ossia da un lato l'abbattimento dei capi di bestiame
e dall'altro la richiesta di avere questi animali
infetti da parte di un paese povero come la Corea
del Nord, nel baratro della fame - descrivono
scenari in cui la tecnica, come dice anche un
nostro utente, Andrea Porcaro "sembra essere
prevalente nel rapporto con la natura e forse
aveva ragione Heidegger a criticarla così
ferocemente".
Credo che l'utente abbia fatto il nome giusto
perché, dal punto di vista filosofico,
l'origine di tante di queste posizioni è
senza dubbio Heidegger il quale, però,
aveva, in fondo, un'idea della tecnica piuttosto
ottocentesca, ossia di una tecnica macchinistica,
macchinica, di grandi macchinari, di grandi apparati
che operano nell'ambiente e nella natura, distruggendola.
Probabilmente Heidegger non aveva ben preso in
carico l'idea di una tecnica più leggera,
di una tecnica che ha il suo totem nel computer
piuttosto che nell'altoforno o, più precisamente,
riduceva anche la prima alternativa alla seconda,
il computer all'altoforno. Ma quello che mi pare
importante sottolineare, fatto salvo ovviamente
che gli errori tecnici o le cattive regole nell'alimentazione
del bestiame possono portare a fenomeni gravi
di malattie animali ed umane, è che nella
immagine della tecnica che promana da Heidegger
e che è diventata un'immagine quasi corrente,
ci sono alcuni aspetti che debbono essere sottolineati
perché mi sembrano degni di nota e anche
degni di critica.
Il primo aspetto mi pare quello per cui la tecnica
viene vista come assolutamente onnipotente, come
capace di qualsiasi conseguenza. In pratica la
natura viene completamente annullata e tutto sembra
dipendere dalla tecnica. Questo è il primo
aspetto, che mi pare semplicistico in questo atteggiamento,
vale a dire l'idea di una onnipotenza tecnica.
Non è soltanto semplicistico: mi pare,
nonostante tutto, un atteggiamento sostanzialmente
rassicurante, dopo spiegherò perché.
Il secondo punto che mi pare necessario sottolineare
è che questa visione della tecnica viene
considerata come esclusiva del nostro presente:
viene ipotizzato un salto totale della tecnica
contemporanea rispetto ai modi di interazione
naturale con la natura presenti in epoche precedenti.
Questo mi sembra l'altro aspetto da sottolineare.
Si tratta, in realtà, di un'ipotesi consolante
pur apparendo invece un'ipotesi spaventevole perché,
in fondo, ci dà comunque la sicurezza che,
se riusciamo ad arrestare la tecnica o se riusciamo
a fermare questi effetti causati dalla tecnica,
ogni problema è risolto. Quindi, in definitiva,
questo atteggiamento fa pensare che tutto sia
nelle nostre mani, cioè che non ci sia
nessun limite esterno all'azione tecnica. Questo,
francamente, mi sembra una posizione falsamente
allarmistica; in realtà è fortemente
consolatoria nel nostro rapporto con la natura.
Ci piace pensare che comunque abbiamo, in ogni
caso, in mano, o in nostro potere, la natura.
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