Che
cosa è l'opera d'arte oggi?
Dagli anni Cinquanta in poi,
l'arte ha cercato di coincidere quanto più
possibile con la vita. E' uscita dai musei ed
è andata per strada, ha abbandonato canoni
e criteri dell'opera d'arte tradizionale e si
è fatta installazione: confronto con lo
spazio, assunzione dell'ambiente come parte integrante
di se stessa. Alla durata dell'opera ha sostituito
l'istante della performance, un "qui e ora"
che, anziché tentare un confronto con il
tempo, sperimenta la convergenza sincronica di
artista e spettatore, ridotti ad essere uno l'interfaccia
dell'altro. All'idea di unicità dell'opera
ha sostituito la sua riproduzione seriale, evento
decisamente più pertinente in una società
profondamente mutata dall'avvento della tecnologia.
Ai materiali tradizionali, sull'onda dei ready
made di Duchamp, ha preferito quelli casuali,
niente affatto nobili ma poveri, dapprima quasi
banali e poi sempre più rarefatti. Dalla
ricerca del bello, dalla rivendicazione di un
segno forte è passata alla legittimazione
del quotidiano innalzato a canone stilistico.
Ha fatto a pezzi l'idea stessa di canone stilistico
ed estetico per inventare una veicolazione del
pensiero, una possibilità di comunicazione,
consapevole del fatto che la posta in gioco non
è il primato della bellezza, ma la presenza
in una planetaria "società dello spettacolo".
Quello appena trascorso è forse un secolo
breve anche per l'arte. Breve e lungo al tempo
stesso, perché gran parte delle aspettative
che sostenevano l'idea di "arte" si
sono consumate e al suo posto si è delineato
qualcosa che critici e artisti hanno chiamato
"non arte". Qualcosa che, nonostante
l'affollarsi di mostre e iniziative che a vario
titolo vedono protagonista la creatività
contemporanea, tuttora disorienta. Lascia imbarazzati.
Le domande che sempre più spesso si sentono
ripetere sono: si tratta ancora di opera d'arte
o di qualcos'altro? E che cos'è veramente
un'opera d'arte oggi? O più semplicemente:
che c'entra l'arte con tutto questo?
A complicare maggiormente le cose ci si è
messo da ultimo l'uso delle nuove tecnologie.
L'opera, da installazione ambientale, si è
fatta addirittura evento interattivo: la tecnologia,
come ad esempio è successo in molti lavori
del gruppo "Studio Azzurro", ha restituito
capacità di confronto tra l'opera e il
pubblico, sia pure in modo virtuale.
La Biennale Arte visive che si inaugura il prossimo
10 giugno a Venezia riproporrà questi ed
altri temi.
Vi
ringraziamo per le vostre domande
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