|
Torna all'elenco delle domande
Rai Educational:
"È corretto pensare che la cultura
del restauro sia un fenomeno più occidentale
che orientale?
"La cultura del restauro è sicuramente
più occidentale, non c'è dubbio. Basta andare
in un oriente vicino al nostro Occidente e, culturalmente,
per tanti aspetti simile, per esempio in Russia:
vediamo che già lì la cultura del restauro è diversa,
nel senso che se c'è in una chiesa antica, una
cupola dorata che risale al Seicento, ma è in
rovina, la si rifà come era prima. Oggi in Francia,
in Spagna o in Italia certamente questo non si
farebbe. Nell'Estremo Oriente, poi, in Cina e
in Giappone, è frequente vedere proprio delle
riproduzioni, assolutamente fedeli all'originale,
di templi o di palazzi o di edifici che, sì, sono
scritti sulla guida che portate in mano, che risalgono
alla dinastia Ming o piuttosto che Chang, di dieci
o quindici secoli fa. Poi sappiamo che via via
sono stati rifatti esattamente com'erano. Quindi
per l'Oriente conta molto di più la conservazione
dell'immagine. Mentre per noi occidentali - e
questo fa parte del nostro individualismo umanistico
- conta invece, la cosa in sé, l'immagine. Proprio
un discrimine preciso, direi di tipo antropologico:
uso una parola difficile, ma proprio nel senso
della connotazione fondamentale della nostra cultura.
Non vuol dire che sia migliore o peggiore: siamo
diversi, tutto qui. Lo si vede anche in un settore
molto specialistico come è quello del restauro".
Che presuppone sempre quindi una cultura della
conservazione, ovviamente diversa, di segno diverso
da quella occidentale.
"Conservare l'oggetto, questo oggetto, conservare
l'immagine, non questa penna ma l'immagine di
questa penna, cambia parecchio".
|