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Veniamo
alla domanda posta da Renato Altavilla, che Le
rivolge una questione di carattere più
storico: "In che modo il restauro può
costituire un incentivo e un aiuto per gli storici
dell'arte? Costituisce veramente un atto filologico
in grado di farci conoscere qualcosa di più
riguardo una determinata opera o un determinato
autore?".
"Certo, se il restauro è ben
fatto - e oggi i restauri italiani generalmente
lo sono - è chiaro che il restauro è una specie
di corpo a corpo con l'opera d'arte che finisce
sul tavolo del laboratorio e viene disarticolata,
non in senso fisico, naturalmente, ma in senso
conoscitivo, in tutte le sue parti. Un esempio
bellissimo di questo tipo di restauro che produce
conoscenza lo abbiamo avuto qui a Firenze con
il restauro della grande croce di Giotto che adesso
è stata restituita in Santa Maria Novella. Chi
mai la conosceva come possiamo dire di conoscerla
oggi. E infatti, dopo il restauro, abbiamo pubblicato
un libro di quasi quattrocento pagine che dice
tutto quello che c'è da sapere, che prima non
si sapeva, su Giotto pittore di dipinti su tavola
e su quella tavola dipinta in particolare. Il
legno, la struttura della carpenteria, i colori
usati, la tecnica usata, le parti sicuramente
autografe e quelle probabilmente affidate alla
bottega: ecco, questo è il restauro. Il restauro
permette uno screening a 360 gradi sull'opera
che è oggetto del restauro: questo è importante
indubbiamente."
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