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Il restauro - domanda 8

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La domanda di Lorenzo Bruni pone una questione che riguarda le strategie del restauro. Lorenzo Bruni le chiede: "La paura di falsificare un'opera o il timore di intervenire in modo radicale, come richiedono talune operazioni di consolidamento o anche la semplice scelta di interventi più superficiali - a volte di sola ripulitura come è accaduto per la tavola di Simone Martini -, non rischiano di creare più danni?".

"Oggi è molto diffuso il restauro di "cosmesi", come viene chiamato in gergo. La cosmesi tutti sapete cos'è - quando una donna o un uomo cerca di diventare più bello di quello che normalmente è - e applicata al mondo dell'arte diventa un cattivo restauro: generalmente è un falso restauro perché si riduce al maquillage. Il suo limite risiede nel fatto che non tiene conto di quelle che sono le vere patologie di un'opera d'arte. Sarebbe come se un malato di fegato cercasse di acquistare colorito riempiendosi di cosmetici la faccia: è chiaro che otterrà il giusto colorito solo quando i suoi problemi epatici saranno risolti. D'altra parte è anche vero che un intervento strutturale, cioè sulla sostanza dell'opera, può essere devastante. Ci sono casi di medicina estrema che io non consiglierei. Ridurre un'opera d'arte a un mostro intubato, trasformato nella sua stessa sostanza materica, secondo me è un accanimento terapeutico da sconsigliare, bisogna sempre trovare un giusto equilibrio fra diritti dell'occhio e quindi cosmesi, chiamiamola pure così, e risanamento autentico della struttura dell'opera, con l'obiettivo di farla vivere il tempo più lungo possibile. Non per sempre, perché niente che vive sotto il cielo è destinato ad esistere per sempre. Noi a volte pretendiamo una innaturale immortalità per cose che presto o tardi sono destinate a morire: un giorno il Colosseo non ci sarà più, questo è! Il nostro lavoro è fare in modo che questo accada il più tardi possibile".