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La domanda
successiva, di Antonello Piga, è ancora
più provocatoria: "Non crede che a
forza di restauri la storia dell'arte corra il
rischio di imbalsamarsi? D'altra parte lo sviluppo
accelerato delle nuove tecnologie, la possibilità
di disporre di metodi e mezzi sempre più
raffinati, non comporterà il pericolo di
interminabili lavori in corso?".
"Questa non è una domanda provocatoria,
è una domanda intelligente, dice una cosa che
anch'io in parte condivido: non c'è dubbio, si
tratta di un rischio reale. Può darsi benissimo,
e abbiamo esempi di restauri infiniti che risultano
autoreferenziali, che in qualche modo certi restauri
contemplino sé stessi. Così come c'è il rischio
di restauri, lo dicevo prima, che riducono l'opera
d'arte, la snaturano a tal punto che non è più
un'opera d'arte, è un prodotto di tecnologie sofisticate:
e questo, evidentemente, non va bene e quindi
altro che provocazione. Per noi è uno scenario
più che reale, da esorcizzare naturalmente".
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