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Rai Educational:
"Come ci si può muovere in questo
scenario?".
"Noi dobbiamo partire dal concetto
che le tecnologie, il laser, tutto quello che
volete, anche le più sofisticate del mondo, non
sono dei fini ma degli strumenti, esattamente
come il pennello, come il martello, come le ruspe,
come gli strumenti più antichi e più conosciuti
dell'uomo. Tutto questo deve servire per la salute
dell'opera d'arte. Quello che a me preoccupa,
che mi sta a cuore, è che l'opera d'arte, dopo
il restauro, viva, viva bene, viva in buona salute
ma viva con naturalezza. Non potrei tollerare,
mi dà fastidio un'opera d'arte che per sopravvivere
ha bisogno di snaturamenti medicali di tipo estremo.
Io vorrei una città dove le sculture sono tutte
al loro posto, sono quelle originali, dove l'atmosfera
è affidabile nel senso dove non c'è troppo inquinamento,
troppe piogge acide; dove i cittadini e i turisti
si comportano civilmente, senza atti di vandalismo;
dove, come è sempre stato nelle città italiane,
uno incontra il Marco Aurelio, Giambologna
e Donatello ed è come se incontrasse dei vecchi
amici, non ci fa quasi caso, fanno parte della
sua vita, del paesaggio, del contesto urbano.
Questa è la città d'arte che io voglio. Mi rendo
conto che oggi mantenerla è molto difficile".
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