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Il restauro - domanda 14

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Rai Educational: "In base a ciò che ha appena detto, dunque, l'opera d'arte è quella che la storia ci ha consegnato?.

"Con tutte le modificazioni e le mutazioni che la storia ha depositato su quell'opera".

Rai Educational: "Ma allora qual è il confine fra il restauro filologico e la manipolazione?"

"Ogni restauro - ogni restauro moderno intendo dire - deve essere filologico non potrebbe essere diversamente. Filologico deriva da philos, ossia "amico" della realtà fattuale dell'opera d'arte, quindi un restauro che deve rispettare l'identità stilistica e materica di quell'opera. Questo è il restauro filologico. Ora, ci può essere un restauro filologico devastante, quando la filologia è portata alle estreme conseguenze. Faccio un esempio banale: se un affresco del Quattrocento ha avuto dei guasti nella sua storia ed è stato in certe parti ridipinto - magari un secolo dopo -, per una certa tendenza filologica tutte le parti rifatte non originali dovrebbero essere buttate giù, con il risultato che quel povero affresco del Quattrocento - quanti esempi del genere vediamo nelle chiese! - diventa una specie di carta geografica, una groviera crivellata di buchi, di mancanze, in gergo di "neutri". Questa è una filologia stoltamente applicata, purtroppo in passato si usava molto e oggi non più. Oggi si preferisce o lasciare l'integrazione non pertinente perché, comunque sia, è una immagine coerente, compiuta; oppure, se proprio certe parti devono essere tolte, non si lascia la lacuna, lo sfondamento, il buco, la carta geografica che crivella la superficie, ma si cerca di integrarla, di dargli un colore, tale che sia in qualche modo riassorbita dalla figurazione generale. Cioè la conservazione dell'immagine nella sua completezza è un valore che non è filologico nel senso stretto della parola, è piuttosto storico: quindi la filologia deve sempre misurarsi con la storia, con le cose che si sono succedute nei secoli e, soprattutto, deve misurarsi anche con gli occhi di chi guarda. Perché la Cappella Sistina, quando è stata restaurata - peraltro molto bene, in modo correttissimo - ha provocato un certo shock? Perché la gente era abituata, a un Michelangelo in bianco e nero perché così lo ricordavamo fin dai testi del liceo: quello era il Michelangelo shakespeariano, in bianco e nero, che amavamo. La pulitura di Colalucci ha dimostrato, ed è vero, che non era così. Era, ed è, un Michelangelo colorito, con colori manieristi, aciduli: verde, rosa, violetti. Questo è un recupero filologico indubbio, ma è un recupero filologico che, lì per lì, ha urtato le attese visive del pubblico".