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Giulia
Sanna prende un esempio noto ai romani e Le chiede:
"A Roma, lungo via Giulia, c'è la chiesetta secentesca
dedicata a San Filippo. Restaurata da Pio IX con
l'aggiunta di affreschi e ornamenti, è stata oggetto
di nuovi restauri nel 2000, che però hanno volutamente
lasciata semicrollata la facciata dell'edificio
attiguo. Si tratta del cosiddetto restauro "rispettoso",
rispettoso di quello che il tempo ha prodotto,
o non si tratta piuttosto di un gusto luttuoso
del frammento? Perché insomma consegnare ai posteri
un rudere imbiancato e lucidato?".
"Infatti anch'io dico:
"Perché?". Gli architetti, a
differenza degli storici dell'arte, sono molto
più massimalisti, molto più ideologizzati.
Noi storici dell'arte, sarà perché
il nostro mestiere viene da più lontano,
siamo più opportunisti, più pragmatici.
Ma per gli architetti, ideologizzati come sono,
si passa da un'ideologia all'altra. Prima, dicevo,
una volta usava scorticare il Barocco per trovare
il Romanico o fare integrazioni. Adesso usa il
contrario, una specie di restauro contemplativo,
se così posso dire. Per cui quello è
un esempio di restauro contemplativo, lasciare
l'esistente così com'è. Una scelta
anche quella. Ma anche questa è una ideologia.
Dicevamo prima che è fatale che l'ombra
della storia pesi sul restauro. Anche il non restauro,
scegliere di non far nulla è una scelta,
che magari un giorno potrà essere contestata:
questo è fatale".
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