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1) Cominciamo
ad affrontare il tema di che cos'è l'opera
d'arte contemporanea con la domanda della critica
d'arte Claudia Colasanti: "Professor Poli,
quale influenza pensa che abbiano i movimenti
migratori nella produzione artistica di oggi e
in quella futura? Si va verso un'arte sempre più
globale o assisteremo all'emergere dei localismi?"
"Dire 'oppure' 'oppure' penso non sia
giusto; piuttosto si dovrebbe dire 'e' 'e'. Sottolineare
cioè l'ampliamento, la diffusione internazionale
dell'arte, il nomadismo internazionale degli artisti
e le concentrazioni di artisti che vengono da
tutto il mondo nei luoghi più importanti
del contesto della ricerca artistica internazionale,
quali sono le grandi città dove c'è
un sistema dell'arte più sviluppato: New
York, Londra, anche in Germania. Sono aspetti
legati a una dimensione dell'economia complessiva
che si globalizza, come ben sappiamo, a tutti
i livelli. Questo avviene anche per l'arte e dal
punto di vista delle ricerche questo comporta
aspetti di omologazione ai livelli vincenti. Dall'altro
lato però, dicevo, se c'è il processo
di globalizzazione e di circolazione internazionale,
c'è il rischio di una dimensione di omologazione,
di stereotipizzazione, diciamo così, dei
lavori artistici. Dall'altro punto di vista questo
stesso fenomeno, chiamiamolo fenomeno perché
è qualcosa di ben più enorme che
non un fenomeno, crea le condizioni per invece
l'emergenza e la definizione o la reazione di
situazioni di tipo più locale. Non a caso
negli Stati Uniti hanno inventato un termine che
è una fusione tra globalismo e localismo
e che in inglese si dice glocalism. Ecco, questo
glocalism è una condizione di esistenza
nell'ambito complessivo dei comportamenti e della
dimensione dell'esistenza a tutti i livelli e
lo è anche nel campo dell'arte. E dunque
ci sono certamente delle situazioni locali, delle
caratterizzazioni specifiche in termini locali
che tendono a proporsi come fatto forte, come
fatto significativo proprio come identità
locale contrapposta alla dimensione internazionale.
Ma il paradosso di questa situazione è
che il lavoro non può che circolare, esistere,
attraverso il sistema globale".
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