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Vediamo un altro aspetto molto importante che
riguarda l'arte contemporanea oggi, ossia il rapporto
con l'architettura. Questo argomento lo propone
la domanda dell'architetto e artista Gianni Pettena,
il quale chiede: "La città di oggi
contiene esempi di architettura strettamente funzionale,
solo talvolta si occupa di rappresentare un pensiero
più complesso, un'architettura per la mente.
Pensa che l'Arte Ambientale abbia la dignità
di architettura per la mente o che nell'architettura
contemporanea esista qualcosa che sia Arte Ambientale?"
"La domanda è molto bella e importante,
tocca una serie di questioni cruciali anche per
l'arte. La questione più cruciale, ma ne
voglio parlare brevissimamente dopo, è
il rapporto tra arte e architetti che fanno i
musei, o i progetti di musei che gli architetti
fanno e realizzano spesso. Invece voglio rispondere
alla domanda prima che riguarda la possibilità
di una dignità architettonica, di una dignità
dell'Arte Ambientale. Penso che può avere
una dignità architettonica in due sensi.
Dobbiamo citare degli artisti ormai considerati
dei maestri e classici della generazione degli
anni Sessanta, Settanta. Allora possono avere
dignità architettonica autonoma diretta
nel senso delle opere che intervengono nel contesto
urbano in quanto opere non di architetti ma di
scultori in questo caso, intervengono cambiando
la logica della città e interferendo in
maniera stimolante, anche irritante. Posso citare
il caso di una famosa scultura di Richard Serra,
famosa anche famigerata tra virgolette per un
tipo di polemica aveva suscitato all'epoca che
è una grossissima lastra di acciaio spessa
tre quattro centimetri, di lunghezza di circa
venti metri con una forma curva, installata in
una piazza dove ci sono degli edifici di banca
mi pare a New York. Questa lastra semicurva creava
una dialettica molto contraddittoria e molto vitale
comunque con gli spazi architettonici e urbanistici
in cui era collocata e aveva creato anche un fortissimo
disagio per gli impiegati e gli altri che hanno
polemizzato contro questo oggetto, perché
creava veramente un blocco al flusso, alla comodità
di passaggio nel mezzo della piazza. E questa
era un'opera in sé, due valori aveva, di
architettura in sé perché è
un elemento architettonico allo stato puro e di
immaginazione mentale se dobbiamo adoperare il
termine dell'architetto che mi ha fatto la domanda
ma, nello stesso tempo, sollecitava una tensione
sull'architettura. Ci sono delle opere ambientali
molto interessanti quando sono messe in maniera
tale per enfatizzare l'architettura che già
esiste, cioè ti fan guardare in modo diverso
l'architettura e lo spazio. E cito due casi. Alcune
delle opere migliori di Daniel Buren, non quelle
che ha fatto per esempio nella piazzetta del Palais
Royal, nel cortile dentro, ma penso invece a degli
interventi solo con delle strisce su certi elementi
architettonici di edifici già esistenti.
Allora lì certo che l'opera d'arte non
sono le righe ma sono l'indicazione che queste
righe danno, la direzione che fanno prendere allo
sguardo e l'interazione che lo sguardo ha con
le forme architettoniche. Vorrei citare un altro
tipo di installazione, questa volta sonora, molto
bella anche, che riguarda l'architettura ambientale,
sonora, il primo ad avere fatto queste cose nel
modo migliore è un americano che si chiama
Max Neuhaus lui aveva fatto, tra le tante installazioni
sonore che aveva fatto, per esempio a Times Square
a New York aveva fatto un'installazione sonora
con dei ripetitori sonori in vari punti, nascosti
naturalmente, nell'ambito di questa piazza, di
questo incrocio terrificante di New York. Bene,
in questa piazza qua l'opera non si vede, naturalmente,
ma chi passava poteva a un certo punto in certe
condizioni o in certi posti sentire delle sonorità
che creavano un'attenzione su un contesto particolare
che altrimenti mai sarebbe stato guardato con
una attenzione di questo genere. Sono esempi,
direi classici ormai, di installazioni ambientali
che hanno una forza architettonica, devo dire
naturalmente non fatti da architetti. Dall'altro
lato però, lì si aprirebbe un lungo
discorso, il discorso dell'architettura, se c'è
un'architettura che ha una dignità in questo
senso. Certo, io penso che c'è dell'architettura
che si propone non in termini funzionali Questi
architetti creano spesso e volentieri dei musei
che hanno delle caratteristiche il più
possibile autonome rispetto sia alla funzione
interna, che si propongono loro stesse come opere
d'arte, e sia dei rapporti più funzionali
col contesto urbano in cui si inseriscono. Io
penso che, per esempio, l'architetto più
noto attualmente a livello internazionale che
è Frank O. Gehry, che ha realizzato questo
enorme e spettacolare museo a Bilbao e che forse
sta già facendo qualcosa di ancora più
spettacolare, bene, lui ha fatto un lavoro che
lui stesso definisce come scultura in senso lato,
ma in senso formalmente proprio del termine e
dunque un oggetto che vive la sua qualità
di bellezza, di esteticità, in maniera
molto narcisistica e molto egoistica in rapporto
alle opere d'arte che deve contenere perché
le umilia un pochino. Gli spazi del museo sono
troppo grandi, troppo forti per poter consentire,
troppo poco funzionali per poter servire, per
essere di supporto come dovrebbero essere alle
opere esternazione di artisti. C'è una
specie di predominanza dell'architetto".
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