I dialoghi della Rete
Emporio
I marted́ di Rai Educational
Lo stato di salute della ragione nel mondo
Palinsesto
Il mondo della scuola
Riflessioni
 
 

L'opera d'arte - domanda 11

Torna all'elenco delle domande

11) Vediamo un altro aspetto molto importante che riguarda l'arte contemporanea oggi, ossia il rapporto con l'architettura. Questo argomento lo propone la domanda dell'architetto e artista Gianni Pettena, il quale chiede: "La città di oggi contiene esempi di architettura strettamente funzionale, solo talvolta si occupa di rappresentare un pensiero più complesso, un'architettura per la mente. Pensa che l'Arte Ambientale abbia la dignità di architettura per la mente o che nell'architettura contemporanea esista qualcosa che sia Arte Ambientale?"


"La domanda è molto bella e importante, tocca una serie di questioni cruciali anche per l'arte. La questione più cruciale, ma ne voglio parlare brevissimamente dopo, è il rapporto tra arte e architetti che fanno i musei, o i progetti di musei che gli architetti fanno e realizzano spesso. Invece voglio rispondere alla domanda prima che riguarda la possibilità di una dignità architettonica, di una dignità dell'Arte Ambientale. Penso che può avere una dignità architettonica in due sensi. Dobbiamo citare degli artisti ormai considerati dei maestri e classici della generazione degli anni Sessanta, Settanta. Allora possono avere dignità architettonica autonoma diretta nel senso delle opere che intervengono nel contesto urbano in quanto opere non di architetti ma di scultori in questo caso, intervengono cambiando la logica della città e interferendo in maniera stimolante, anche irritante. Posso citare il caso di una famosa scultura di Richard Serra, famosa anche famigerata tra virgolette per un tipo di polemica aveva suscitato all'epoca che è una grossissima lastra di acciaio spessa tre quattro centimetri, di lunghezza di circa venti metri con una forma curva, installata in una piazza dove ci sono degli edifici di banca mi pare a New York. Questa lastra semicurva creava una dialettica molto contraddittoria e molto vitale comunque con gli spazi architettonici e urbanistici in cui era collocata e aveva creato anche un fortissimo disagio per gli impiegati e gli altri che hanno polemizzato contro questo oggetto, perché creava veramente un blocco al flusso, alla comodità di passaggio nel mezzo della piazza. E questa era un'opera in sé, due valori aveva, di architettura in sé perché è un elemento architettonico allo stato puro e di immaginazione mentale se dobbiamo adoperare il termine dell'architetto che mi ha fatto la domanda ma, nello stesso tempo, sollecitava una tensione sull'architettura. Ci sono delle opere ambientali molto interessanti quando sono messe in maniera tale per enfatizzare l'architettura che già esiste, cioè ti fan guardare in modo diverso l'architettura e lo spazio. E cito due casi. Alcune delle opere migliori di Daniel Buren, non quelle che ha fatto per esempio nella piazzetta del Palais Royal, nel cortile dentro, ma penso invece a degli interventi solo con delle strisce su certi elementi architettonici di edifici già esistenti. Allora lì certo che l'opera d'arte non sono le righe ma sono l'indicazione che queste righe danno, la direzione che fanno prendere allo sguardo e l'interazione che lo sguardo ha con le forme architettoniche. Vorrei citare un altro tipo di installazione, questa volta sonora, molto bella anche, che riguarda l'architettura ambientale, sonora, il primo ad avere fatto queste cose nel modo migliore è un americano che si chiama Max Neuhaus lui aveva fatto, tra le tante installazioni sonore che aveva fatto, per esempio a Times Square a New York aveva fatto un'installazione sonora con dei ripetitori sonori in vari punti, nascosti naturalmente, nell'ambito di questa piazza, di questo incrocio terrificante di New York. Bene, in questa piazza qua l'opera non si vede, naturalmente, ma chi passava poteva a un certo punto in certe condizioni o in certi posti sentire delle sonorità che creavano un'attenzione su un contesto particolare che altrimenti mai sarebbe stato guardato con una attenzione di questo genere. Sono esempi, direi classici ormai, di installazioni ambientali che hanno una forza architettonica, devo dire naturalmente non fatti da architetti. Dall'altro lato però, lì si aprirebbe un lungo discorso, il discorso dell'architettura, se c'è un'architettura che ha una dignità in questo senso. Certo, io penso che c'è dell'architettura che si propone non in termini funzionali Questi architetti creano spesso e volentieri dei musei che hanno delle caratteristiche il più possibile autonome rispetto sia alla funzione interna, che si propongono loro stesse come opere d'arte, e sia dei rapporti più funzionali col contesto urbano in cui si inseriscono. Io penso che, per esempio, l'architetto più noto attualmente a livello internazionale che è Frank O. Gehry, che ha realizzato questo enorme e spettacolare museo a Bilbao e che forse sta già facendo qualcosa di ancora più spettacolare, bene, lui ha fatto un lavoro che lui stesso definisce come scultura in senso lato, ma in senso formalmente proprio del termine e dunque un oggetto che vive la sua qualità di bellezza, di esteticità, in maniera molto narcisistica e molto egoistica in rapporto alle opere d'arte che deve contenere perché le umilia un pochino. Gli spazi del museo sono troppo grandi, troppo forti per poter consentire, troppo poco funzionali per poter servire, per essere di supporto come dovrebbero essere alle opere esternazione di artisti. C'è una specie di predominanza dell'architetto".

domanda precedente