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La politica

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Politica: torniamo a discuterne?
Massimo Cacciari risponde alle migliori domande inviate dagli utenti del sito.
Approfondimenti sul tema
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1
Cominciamo con la domanda di Antonio Cartone che chiede: "Come si deve porre la sinistra di fronte al cosiddetto pensiero unico, quali alternative ci sono?".
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Lei ha fatto riferimento a dei nuovi contenuti della politica, almeno così li abbiamo chiamati anche noi. La domanda di Adriano Padrone introduce proprio questo tema. Adriano Padrone chiede: "L'animalismo alla Theodor Lessing, il femminismo, il giovanilismo, il salutismo (vedi I sonnambuli di Broch) non erano movimenti trasversali già all'inizio del Novecento? Perché un secolo dopo dovrebbero avere più fortuna?".
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La domanda di Augusto Paolelli invece cerca di mettere a fuoco le ragioni della crisi della politica. Paolelli chiede: "La crisi della politica si esprime da un lato come crisi della partecipazione, dall'altro come crisi dell'élite dirigente. In quali termini esse risultano intrecciate?".
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Le propongo di vedere l'argomento da un altro punto di vista che è quello che suggerisce Roberta Pisicchio, la quale chiede: "Il mondo della new economy, le crisi della rappresentanza classica dei partiti e dei sindacati, rende l'uomo più solo davanti alle istituzioni. Nel frattempo nella società emergono nuovi bisogni che stentano a diventare contenuti politici. Ma qual è il processo secondo il quale il bisogno fa il salto di qualità e si trasforma in contenuto? Se non è più la forza d'urto delle masse, i partiti che li rielaborano, quali altri meccanismi dobbiamo immaginare? E come di devono attrezzare i professionisti della politica?"
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Rai Educational: "Si è già verificato storicamente un processo simile?".
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Mi sembra che, con questa risposta, abbia già esaurito la domanda che poneva Matteo Morgavi, il quale chiedeva: "Come è possibile prefigurare l'evoluzione della politica a partire dalla crisi della funzione dei partiti e dal proliferare delle coalizioni elettorali?".
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Un elemento che rivela quello che ha detto ora è anche l'uso di un certo linguaggio della politica, soprattutto riferito ai nomi delle formazioni. La domanda che pone Laura Bianchi: "L'attuale linguaggio politico appare sempre più svincolato dai riferimenti concreti. I nomi dei partiti, delle coalizioni, sono tratti dal mondo della natura, contengono slogan, solo nomi di persona. L'unico termine ancora lecito sembra essere democrazia, declinato in tutti i modi possibili. È un fenomeno indicativo della crisi - chiede Laura Bianchi - o, nella più ottimistica delle ipotesi, è un fenomeno indicativo della trasformazione della politica?"
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Rai Educational: "Quanto peso, quanta attrattiva hanno i nomi della politica: azienda, Casa delle Libertà, i riferimenti alla natura, l'Ulivo, la Margherita? E come mai a sinistra si preferisce il mondo della natura e a destra l'azienda e le libertà?".
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Lanciando il tema di questa intervista abbiamo registrato anche una fase di ritorno alla politica tradizionale, un ritorno al voto: i cittadini sono tornati a votare. La domanda di Alessandro Mari si focalizza un po' su questo punto e anche su temi appena toccati. Mari chiede: "Che cosa significa ritorno alla politica tradizionale? A Roma i Ds sono al 17 per cento, la lista beautiful di Veltroni all'11 per cento - lista beautiful ovviamente significa lista civica - ovvero un giro di telefonate tra professionisti e signore salottiere raggiunge una percentuale simile a quella di un partito ancora con funzionari, federazioni, sezioni. Dove sarebbe la politica tradizionale con partiti tanto leggeri? E a quale politica si tornerebbe mai? Ai comitati elettorali di Giolitti? Ai partiti simil-bolscevichi dei comunisti occidentali vagheggiati da Bertinotti? Alle socialdemocrazie, ma senza più operai? Alle lobbies Usa?".
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Rai Educational: "Vediamo la questione dal punto di vista dei movimenti. Il movimento di Seattle, la contestazione alla globalizzazione, prefigura un po' questo rapporto cui ha accennato? Si interagisce con le strutture istituzionali?".
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Restiamo sempre nell'ambito della società civile vedendo un altro tipo di movimento, forse non proprio un movimento, quello espresso dal bisogno di qualità della vita, di cibo sano per esempio. La domanda che un po' provocatoriamente rivolge Gianni Berenghi: "Nonostante l'eco mediatica dei movimenti come quello di Seattle tra l'interesse al mangiar sano e l'interesse all'abbassamento delle tasse quale sarà più forte e coagulante? Il partito della bistecca contro il movimento antifiscale?"
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Rai Educational: "Quindi la vera politica, o la bella politica come l'ha chiamata Veltroni, ha bisogno anche di molta creatività, di offrire un punto di vista eccentrico, diverso sul reale?".

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Lei prima ha detto che di fronte alla globalizzazione anche i movimenti si devono globalizzare, ma forse anche le istituzioni, anche i rapporti tra Stati devono avere una dimensione sempre più circolare, è un po' il senso della domanda di Raffaele Tucci il quale chiede: "La posizione assunta dagli Stati Uniti nei confronti del protocollo di Kyoto sull'emissione dei gas responsabili dell'effetto serra rappresenta in negativo il caso limite del principio di sovranità nazionale. Quale può essere il rapporto tra le richieste dei singoli Paesi e gli interessi realmente globali e connessi al futuro del pianeta? Si può pensare a un modo secondo il quale la comunità internazionale possa esercitare un potere esecutivo in grado di far rispettare delle dichiarazioni che altrimenti rischiano di essere soltanto dei buoni propositi?"

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Rai Educational: "La 'resistenza degli Stati nazionali' è una figura in qualche modo retorica, la vedo un po' come un argine all'esplosione dei particolarismi, dei localismi, che potrebbero essere, che sono già oggi, una reazione piuttosto forte al processo di globalizzazione. E un'ultima cosa. Nel mondo dell'arte, anch'esso investito evidentemente da questa dinamica globale locale, si parla di "glocalismo", una crasi che viene dall'inglese. È una metafora che si può applicare anche alla politica?".

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Approfondimenti

Dall'archivio dell'EMSF


Link correlati

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- Collezione di link sui 6 giorni di Davos

- Collezione di link sul vertice dei G8 a Trieste
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