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Alessia De Risi Le chiede: “La luce per sua natura sembra essere particolarmente evanescente, al limite dell’immaterialità. Ma ogni esperimento sulla luce non può che far emergere il suo lato materiale: eppure i fotoni hanno una massa pressoché nulla. Esiste allora una sorta di paradosso fisico della luce?”.
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2
Il nostro internauta Mauro Zanzi Le chiede: “Come si può conciliare questa scoperta con il ‘principio di indeterminazione’ di Heisenberg, per cui è impossibile misurare contemporaneamente la posizione e la velocità di una particella?”.
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3
Monica Zelli Le rivolge la seguente domanda: “La possibilità presente o futura di manipolare in qualche modo la luce, che consente di ricevere fenomeni e informazioni del mondo fisico, può aprire la strada alla reversibilità del tempo?”
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4
La reversibilità del tempo, quindi la possibilità di tornare indietro, se oggi è impraticabile sicuramente è anche impensabile. Ma nel caso invece dovessimo arrivare alla realizzazione di questa grande scommessa, di questa enorme avventura, saremo di fronte forse ad un caso classico in cui la scienza, oltre a verificare degli esperimenti, soprattutto apre la strada a nuovi orizzonti di pensiero, pone delle sfide teoriche alla nostra capacità stessa di pensare le cose.
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Mario Trombetta vuole sapere: “Che cosa vuol dire che un fotone può essere caricato di informazione? In che modo tale scoperta potrà rivoluzionare il mondo delle comunicazioni?”.
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Aldo Petrone si pone la seguente domanda: “Molte scoperte scientifiche appaiono incomprensibili ai non addetti ai lavori. Se è inevitabile che vengano scritte in linguaggio specialistico, non pensa che tuttavia questo problema nasca anche dall’assenza o dalle carenze della
divulgazione?”.
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Gianna Bertelli pone l’accento proprio sul modo in cui è stato trattato l’esperimento sulla velocità della luce e chiede: “L’enfasi che è stata data inizialmente a questa scoperta mi sembra ricalchi un modello già conosciuto: molto chiasso e poi il silenzio. È responsabilità dei media, o pensa che siamo di fronte alla solita scoperta scientifica, che poi è tutta da verificare?”
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Andrea Porcaro ha invece un’esigenza, come dire, forse più filosofica e vorrebbe conoscere la sua opinione riguardo questo argomento: “Sentiamo frequentemente parlare di scoperte in vari campi che potrebbero modificare radicalmente il nostro “essere nel mondo”. Al di là di una necessaria verifica, il senso di queste scoperte non dipende da un livello più profondo, da una teoria che le ricomprenda e le spieghi, e al tempo stesso tracci un percorso di ricerca?”.
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Lei ha detto che è la teoria che informa la ricerca. Però forse dobbiamo considerare anche la possibilità dell’errore. O anche la fantasia, in qualche modo un pensiero creativo, che non segue percorsi strettamente razionali. È possibile?
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Antonio Gilardi Le chiede: “Non pensa che una scoperta scientifica sia comprensibile al pubblico solo attraverso le sue applicazioni tecnologiche e quindi attraverso le ricadute pratiche che modificano la nostra vita?”
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Caterina Pontormo sottolinea anche lei un problema forse inerente al mondo della comunicazione e Le rivolge la seguente domanda: “A volte ho l’impressione che il mondo scientifico somigli un po’ a una fabbrica di scoop. Lei che ne pensa? E se c’è una responsabilità a chi va maggiormente imputata?”.
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Ma forse uno scoop scientifico nasce anche dalla natura come dire un po’ criptica della scienza, dalla scarsa possibilità di decifrare un esperimento scientifico da parte del pubblico. Non trova che ci sia una certa chiusura da parte del mondo scientifico, una scarsa attitudine proprio a comunicare, a dialogare con il resto del mondo?
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Lei ha parlato della necessità di un’alfabetizzazione di massa al linguaggio scientifico, operazione che potrebbe risolvere questa famosa incomprensibilità del linguaggio scientifico, e ha detto anche che non è un problema solo italiano ma in qualche modo planetario. Eppure forse proprio in Italia noi registriamo una carenza strutturale nelle nostre sedi di insegnamento scolastico, forse addirittura universitario. Vale a dire che c’è veramente poca attenzione ad una divulgazione a livello profondo, delle conoscenze scientifiche, quindi della possibilità di avvicinare, di familiarizzarsi con il linguaggio scientifico.
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Arriviamo all’ultima domanda. Maurizio Antimani le chiede: “Nell’ultimo secolo il mondo è stato segnato da innovazioni tecnologiche di interesse consumistico, economico, militare, basti pensare alla creazione della bomba atomica. La scienza come “conoscenza” non rischia per questo di essere alla fine subordinata a tempi e percorsi di ricerca decisi dalla tecnica?”.
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