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La psicologia - domanda 5

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5) RAI Educational: In questo scenario che ruolo gioca, se lo gioca tuttora, l'inconscio e, dunque, la psicoanalisi?
"Direi che c'è stata un'evoluzione molto interessante che si può riassumere in poche parole ed è questa: all'inizio del Novecento la psicologia era una psicologia della coscienza. Quindi, quando Freud ha lanciato la psicoanalisi, l'ha lanciata in un certo senso come un'antipsicologia perché sosteneva che la psicologia deve rifarsi all'inconscio. Già nei primi decenni del Novecento, tuttavia, la psicologia non è più stata una psicologia della coscienza; dal secondo decennio la psicologia si è occupata di tutto quelle cose che, in un certo senso, sono inconsce. Potremmo dire che nel corso del Novecento la psicologia, lo studio della psicologia scientifica, sistematica, ha esaminato una serie di cose che riguardavano le nostre emozioni, la costruzione del comportamento, la nostra percezione, la percezione complessa, la vista e così via, scoprendo quello che Freud in un certo senso aveva intuito: che i nove decimi, o forse i novantanove centesimi, di quello che succede nella nostra testa, nella nostra mente, addirittura potremmo dire nei nostri pensieri, non è cosciente. Quindi la psicologia della seconda metà del Novecento è in larghissima parte una psicologia di processi mentali non coscienti, confermando in qualche modo l'intuizione di Freud, approfondendola addirittura, perché quella parte della nostra mente che non è cosciente è molto più vasta di quanto non pensasse Freud.
Freud ha studiato un aspetto particolare dell'inconscio: la tendenza che noi abbiamo a ingannarci, a crearci delle false spiegazioni. Di questo si è occupato soprattutto la psicologia sociale, ma anche la psicologia sperimentale. Ci sono dei bellissimi esperimenti, cominciati negli anni Settanta, sull'inconscio, dai quali risulta che la nostra tendenza ad autoingannarci, cioè a darci delle spiegazioni di comodo sul perché facciamo le cose -ho fatto questo per questo motivo-, la nostra tendenza a darci delle spiegazioni non vere, è molto maggiore di quanto non pensasse Freud. Si potrebbe dire che tutta la psicologia degli ultimi decenni del Novecento è una psicologia dell'inconscio ma non è freudiana, nel senso che Freud partiva dall'alto. Freud partiva dalla coscienza per chiedersi cosa stava sotto la coscienza. La psicologia scientifica ha percorso una strada inversa: è partita dal basso, è partita dalla cellula, da come impara la lumaca di mare, man mano andando verso quelli che chiamiamo processi coscienti, che in realtà sono molto spesso dei processi di razionalizzazione. Noi ci spieghiamo le cose e ce le spieghiamo un po' a modo nostro, secondo delle convenzioni sociali e secondo degli autoinganni. Per esempio, la volpe e l'uva è un tipico autoinganno: l'uva è acerba, non la voglio più. Questi processi sono stati studiati molto bene e hanno un po' scalzato il vecchio discorso psicoanalitico perché tutta la psicologia di oggi è, in un certo senso, una psicologia dell'inconscio ma in una maniera diversa da come pensava Freud. La visione di Freud era ancora molto rozza da questo punto di vista."

 

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