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9) RAI
Educational: Se, come ha detto, uno dei terreni
più di applicazione, di interesse per la
psicologia oggi è il comportamento, non
possiamo non fare riferimento alla violenza che
permea abbondantemente la nostra società.
Che tipo di strategie terapeutiche può
offrire la psicologia? Possiamo prendere spunto
dal film Arancia meccanica in cui il protagonista
è un soggetto estremamente violento, che
viene in qualche modo curato sottoponendolo alla
visione di scene di violenza ancora più
estreme di quelle che lui ha perpetrato, come
dire una terapia basata su un eccesso, un'estremizzazione
di un certo comportamento. È qualcosa di
valido oppure no?
"Intanto c'è da fare una osservazione
di carattere generale: è giusto che noi
ci chiediamo innanzitutto come rimediare a certe
cose che ci preoccupano, rimediare agli eccessi
di violenza giovanile o rimediare addirittura
alle guerre - Freud si era posto questo problema
-, o rimediare alle nostre nevrosi, alle nostre
ansie o alla tendenza alla violenza nei bambini.
Però se ci chiediamo come rimediare a queste
cose o come curarle - ma già la cura è
un problema un po' più limitato - noi dobbiamo
prima sapere come si formano queste cose, cioè
perché nascono. Se noi vogliamo porre degli
argini alla violenza, dobbiamo sapere in primo
luogo come nasce questa violenza. Io vorrei osservare
che la psicologia non si occupa di cure e di rimedi.
La psicologia si occupa di sapere in primo luogo
come nascono i fenomeni, come si forma il comportamento,
come si formano i nostri sentimenti, il nostro
pensiero. Sulla base di questo, eventualmente
in un secondo momento ma abbastanza marginalmente,
la psicologia si occupa anche di suggerire dei
rimedi.
Il problema principale è proprio sapere
come nascono i fenomeni. La questione della violenza,
per esempio, o dell'aggressività - alcuni
vedono l'aggressività come un problema
un po' più ampio, la violenza un po' più
ristretto -, è un problema che probabilmente
non ha un'unità: ossia, non esiste un'aggressività
in generale, un istinto aggressivo, così
come non esiste una tendenza generale alla violenza.
Esistono vari meccanismi, probabilmente anche
piuttosto diversi l'uno dall'altro, che possono
condurre gli individui ad avere dei comportamenti
che poi vengono giudicati - si tratta di un giudizio
- aggressivi o violenti. Esistono anche dei comportamenti
intrinsecamente violenti, ma bisogna tenere conto
che dire violenza è sempre un giudizio:
il comportamento dei pugili è violento;
il comportamento dei giocatori in campo è
aggressivo; ci può essere un comportamento
molto aggressivo anche nel giocare a scacchi;
ci può essere un atteggiamento di violenza
anche nella violenza psicologica, anche in frasi
dette con grandissima freddezza. Quindi il concetto
va molto scomposto e molto rimesso in discussione.
Se si esamina quale può essere l'influenza
della violenza televisiva, degli spettacoli cruenti,
la prima osservazione da fare, tra tante, è
questa: nei bambini esiste un'avversione istintiva
alle scene sadiche e raccapriccianti e alle scene
di violenza fisica, gli uni contro gli altri.
Cioè il bambino avverte una ripugnanza
istintiva e una paura nei confronti del sangue
ed è anche molto turbato quando vede una
persona che picchia un'altra persona. Questa ripugnanza
istintiva della violenza viene corretta e contemperata
dal fatto che il bambino impara anche a essere
aggressivo, a competere, a fare la lotta con altri
bambini, ma in qualche modo rimane. Che cosa succede
se un bambino viene abituato fin da piccolo a
vedere ore e ore di spettacoli televisivi in cui
ci sono delle persone che si picchiano, si sbudellano,
si sparano, si aggrediscono? Succede che il bambino
perde la sua ripugnanza alle scene di violenza
fisica, o perlomeno la perde in buona parte. Quindi
diventa, in qualche modo, un bambino che si emoziona
meno di fronte alla violenza. Noi vediamo che
molti soggetti che tendono a compiere, soprattutto
nell'adolescenza, atti di violenza fisica, atti
di aggressione fisica, sono soggetti che avvertono
poca emozione in questa situazione, o che addirittura
hanno bisogno di mettersi in una situazione di
grande violenza per provare una piccola emozione.
Una parte di questi soggetti sono quelli che hanno
imparato a percepire la violenza, man mano desensibilizzandosi
dalla ripugnanza nei confronti della violenza
stessa. Da questo punto di vista, assistere a
spettacoli televisivi violenti per ore, giorni,
settimane, mesi, anni, è certamente qualche
cosa che facilita in qualche modo la violenza,
perché desinsibilizza, anestetizza, rispetto
alla violenza."
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