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Cattolicesimo, Marxismo, Fascismo: le tre radici della non cultura dello Stato

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Cattolicesimo, Marxismo, Fascismo: le tre radici della non cultura dello Stato
Marcello Veneziani risponde alle migliori domande inviate dagli utenti del sito.
Approfondimenti sul tema
Testo integrale dell'intervista (formato rtf compresso)
Video integrale dell'intervista (in formato Realvideo™)
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1
RAI Educational
Cominciamo con il porre la questione da un punto di vista generale. Quindi le volevo chiedere se, secondo lei, esiste e in che cosa consiste una anomalia italiana, chiamiamola così, riguardo all'idea di Stato.
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2
RAI Educational
Vorrei fare ricollegarmi a quello che lei ha detto proprio all'inizio, chiarirlo meglio. Mi sembra che lei abbia sottolineato questa sorta di opposizione tra un'idea dello Stato che è di ordine necessariamente politico - io aggiungerei anche laico - e invece la prevalenza nel nostro Paese di una cultura religiosa che non si è amalgamata con questa idea. Può chiarire meglio questo punto?
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3
RAI Educational
Un altro elemento forse che ha giocato a sfavore di questo rapporto di lealtà con le istituzioni è la prevalenza di una cultura familistica, quello che poi gli storici chiamano il fenomeno del "familismo amorale" italiano, una realtà che è parallela in qualche modo alla religione, alla cultura religiosa e che si è opposta alle istituzioni, alla realizzazione di un'idea matura dello Stato. Qual è la sua opinione al riguardo?
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4
Paolo Segantini
Lo scenario che lei ha tracciato è di ordine storico giustamente e ora invece potremmo entrare più nello specifico di oggi, nell'attualità, nel nostro presente e lo facciamo con la domanda di Paolo Segantini che le chiede: "Le vicende negative della vita politica hanno gettato un evidente discredito sulle istituzioni: la situazione generale è particolarmente deprimente. Da una parte chi insiste sulla funzione e sul valore dello Stato viene sospettato di statalismo; dall'altra il ricorso alla privatizzazione in molti settori viene presentato in modo ridicolo come la risoluzione di tutti i mali. È possibile uscire da questa situazione e ripensare seriamente ossia non ideologicamente il ruolo dello Stato?"
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5
Dina Celli
Lei ha parlato, ha detto di credere ancora in una funzione positiva dell'idea nazionale proprio in un contesto come quello di oggi, come quello attuale, in cui si va sempre più affermando invece un'idea transnazionale, contesto che poi è dominato dal fenomeno della globalizzazione. La domanda di Dina Celli riguarda proprio questo punto: "Qual è il ruolo giocato dalle particolarità regionali nella formazione dell'idea di nazione? Lei pensa che tali particolarità, unite alla progressiva globalizzazione economica a cui stiamo assistendo in questi ultimi anni porteranno ad una revisione dell'idea di nazione e a una sua diversa concezione? Com'è possibile conciliare globalizzazione economica e particolarità locali?"
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6
Angelo Moretti
Angelo Moretti le chiede: "Se invece di morte della patria o di perdita del senso dello stato parlassimo di crisi di legalità o dell'offuscarsi del senso comune del valore della legge non si porrebbe un terreno più vero di confronto, di costruzione di un patriottismo costituzionale che si sostituisca alle concezioni del ventesimo secolo?"
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7
Mario Marino
Mario Marino le chiede: "Quale idea di Stato matura in Italia durante il ventennio fascista e quale influenza secondo lei ha avuto questa esperienza da un punto di vista culturale e politico-istituzionale sulla costruzione, o mancata costruzione, dell'idea di Stato in Italia nella successiva età repubblicana?"
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8
RAI Educational
Secondo alcuni storici la mancanza dell'idea dello Stato in Italia nasce anche dalla non condivisione di sentimenti comuni; in qualche modo è mancato anche un momento di narrazione collettiva. In questo senso la resistenza non costituisce, è stato detto, una memoria collettiva perché troppo divide gli italiani. Nel suo ultimo libro "Di padre in figlio. Elogio della tradizione" lei fa riferimento alla retorica fascista come a un momento che non ha colmato questa carenza. Il richiamo alla romanità non avrebbe avuto la funzione di questo momento corale, collettivo di identificazione di un popolo nel proprio Stato, nella propria nazione. È possibile tracciare una sorta di parallelismo tra questi due momenti che abbiamo individuato, non tanto ovviamente in termini politici, ma quanto proprio di modalità espressive, tra quindi momento della Resistenza e momento della retorica fascista?
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9
Camilla Garavani
Camilla Garavani le rivolge una domanda un po' provocatoria probabilmente e le chiede: "la sinistra è stata spesso accusata di non avere una cultura dello stato data la sua vicinanza all'Unione Sovietica. Ma in quegli anni che ruolo svolgeva la destra? E oggi qual è il senso dello Stato di una destra che appare pronta a criticare alcune sue istituzioni fondamentali come ad esempio la magistratura? E ancora, che senso dello stato è quello per cui si reclama la separazione della parte più ricca del paese da quella più disagiata?"

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Riccardo Decardo
Forse dobbiamo aggiungere un altro elemento a questo scenario, ce lo suggerusce la domanda di Riccardo De Cardo che le chiede: "L'idea di Stato nazione, così come si è sviluppata in Europa negli ultimi duecento anni, spesso legata al concetto di popolo come gruppo etnico specifico, come si concilia e come si trasformerà in una società sempre più multiculturale e multietnica?"
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11
Angela Senno
La domanda di Angela Senno ripropone un tema che lei ha già affrontato e cioè della copresenza di culture diverse nel nostro paese, con una sottolineatura però particolare. Sentiamola. "La mancanza di senso dello Stato nel nostro Paese è dovuta dal fatto che la libertà politica conquistata nel 1945 non è riuscita ancora a sviluppare la democrazia pluralista capace di liberarsi a) dall'anti-comunismo e dall'anti-fascismo; b) dal fatto che ancora oggi si dà molta importanza al fare per possedere sempre più cose dominato dalla politica economica e per cui si trascura il fare necessario governato dalla ragione. Le chiedo: il nostro senso dello Stato potrebbe maturare se comprendessimo che il nostro aver trascurato la ricerca del fare insieme ci ha resi incapaci di superare le reciproche paure?"
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12
RAI Educational
Nell'ottica da lei delineata ora una riforma federalista dello Stato può dare un contributo importante a quest'idea più matura di nazione?
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Renato Altavilla
È stato detto da più parti che la televisione ha contribuito al processo di unificazione nazionale quantomeno perché ha insegnato agli italiani a parlare l'italiano. Renato Altavilla le pone una domanda che riguarda proprio i mezzi di comunicazione e le chiede: "Se e in che misura i mezzi di informazione hanno contribuito a creare una coesione nazionale nel nostro paese. Quale pensa sia il loro ruolo attuale nel delineare l'idea di nazione e crede sia possibile attribuirgliene uno?"
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14
Guido Perazzi
Guido Perazzi le chiede: "C'è un'incapacità ad assumersi la responsabilità dei proprio limiti, di questo incolpiamo anche lo Stato, come se fosse altro da noi. Non siamo ancora capaci di liberarci dai pensieri di contrapposizione di anti-qualcosa e in questa realtà il senso dello stato dei cittadini è molto precario. Non pensa che la storia dell'uomo non abbia registrato fino ad oggi un miglioramento nella convivenza civile perché non siamo riusciti a trasformare la cultura dell'inimicizia in cultura del dialogo che costituisce la base della democrazia?"
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15
Franceschina Cocinto
La domanda di Francesca Cocinto è piuttosto vicina a quella cui abbiamo appena risposto. Le chiede: "Malgrado cinquant'anni di vita democratica il senso dello Stato nella gente è molto debole perché in tutte le parti politiche italiane ognuno si sente superiore agli altri. Così invece di unire le diversità cercando la comprensione reciproca per decidere liberamente ci si divide perché di idee diverse. Le domando: lei ritiene che lo stato democratico è più democraticamente forte se chi è al potere si sente superiore agli altri o pensa che questa idea di superiorità sia un freno alla democrazia?"
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16
RAI Educational
Volevo fare un'ultima domanda io, che è anche molto breve. Quando lei ha tracciato lo scenario delle tre culture presenti nel nostro Paese, che hanno più o meno contribuito a costruire l'idea dello Stato, contribuito o non contribuito, ovviamente ha citato anche la cultura marxista. In Europa vediamo che i Paesi che in qualche modo però fanno riferimento a questa cultura nella loro socialdemocrazia, sono i Paesi dove l'idea dello stato è più sviluppata, è più radicata, è più forte, dove vale a dire la res publica ha più valore che altrove. Come spiega questo fenomeno?
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17
RAI Educational
Se però pensiamo ai paesi scandinavi, ai paesi dell'Europa del nord compresa l'Olanda, la Danimarca vediamo che, paesi ovviamente, a grande tradizione socialdemocratica, nel senso di non solo radicata ma anche lunga, vediamo che lì l'idea dello stato è particolarmente forte. Cosa pensa a questo proposito?
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