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RAI Educational
Cominciamo con il porre la questione da un punto
di vista generale. Quindi le volevo chiedere se,
secondo lei, esiste e in che cosa consiste una
anomalia italiana, chiamiamola così, riguardo
all'idea di Stato.
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RAI Educational
Vorrei fare ricollegarmi a quello che lei ha detto
proprio all'inizio, chiarirlo meglio. Mi sembra
che lei abbia sottolineato questa sorta di opposizione
tra un'idea dello Stato che è di ordine
necessariamente politico - io aggiungerei anche
laico - e invece la prevalenza nel nostro Paese
di una cultura religiosa che non si è amalgamata
con questa idea. Può chiarire meglio questo
punto?
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RAI Educational
Un altro elemento forse che ha giocato a sfavore
di questo rapporto di lealtà con le istituzioni
è la prevalenza di una cultura familistica,
quello che poi gli storici chiamano il fenomeno
del "familismo amorale" italiano, una
realtà che è parallela in qualche
modo alla religione, alla cultura religiosa e
che si è opposta alle istituzioni, alla
realizzazione di un'idea matura dello Stato. Qual
è la sua opinione al riguardo?
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Paolo Segantini
Lo scenario che lei ha tracciato è di ordine
storico giustamente e ora invece potremmo entrare
più nello specifico di oggi, nell'attualità,
nel nostro presente e lo facciamo con la domanda
di Paolo Segantini che le chiede: "Le vicende
negative della vita politica hanno gettato un evidente
discredito sulle istituzioni: la situazione generale
è particolarmente deprimente. Da una parte
chi insiste sulla funzione e sul valore dello Stato
viene sospettato di statalismo; dall'altra il ricorso
alla privatizzazione in molti settori viene presentato
in modo ridicolo come la risoluzione di tutti i
mali. È possibile uscire da questa situazione
e ripensare seriamente ossia non ideologicamente
il ruolo dello Stato?"
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Dina Celli
Lei ha parlato, ha detto di credere ancora in una
funzione positiva dell'idea nazionale proprio in
un contesto come quello di oggi, come quello attuale,
in cui si va sempre più affermando invece
un'idea transnazionale, contesto che poi è
dominato dal fenomeno della globalizzazione. La
domanda di Dina Celli riguarda proprio questo punto:
"Qual è il ruolo giocato dalle particolarità
regionali nella formazione dell'idea di nazione?
Lei pensa che tali particolarità, unite alla
progressiva globalizzazione economica a cui stiamo
assistendo in questi ultimi anni porteranno ad una
revisione dell'idea di nazione e a una sua diversa
concezione? Com'è possibile conciliare globalizzazione
economica e particolarità locali?"
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Angelo Moretti
Angelo Moretti le chiede: "Se invece di morte
della patria o di perdita del senso dello stato
parlassimo di crisi di legalità o dell'offuscarsi
del senso comune del valore della legge non si porrebbe
un terreno più vero di confronto, di costruzione
di un patriottismo costituzionale che si sostituisca
alle concezioni del ventesimo secolo?"
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7
Mario Marino
Mario Marino le chiede: "Quale idea di Stato
matura in Italia durante il ventennio fascista e
quale influenza secondo lei ha avuto questa esperienza
da un punto di vista culturale e politico-istituzionale
sulla costruzione, o mancata costruzione, dell'idea
di Stato in Italia nella successiva età repubblicana?"
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RAI Educational
Secondo alcuni storici la mancanza dell'idea dello
Stato in Italia nasce anche dalla non condivisione
di sentimenti comuni; in qualche modo è mancato
anche un momento di narrazione collettiva. In questo
senso la resistenza non costituisce, è stato
detto, una memoria collettiva perché troppo
divide gli italiani. Nel suo ultimo libro "Di
padre in figlio. Elogio della tradizione" lei
fa riferimento alla retorica fascista come a un
momento che non ha colmato questa carenza. Il richiamo
alla romanità non avrebbe avuto la funzione
di questo momento corale, collettivo di identificazione
di un popolo nel proprio Stato, nella propria nazione.
È possibile tracciare una sorta di parallelismo
tra questi due momenti che abbiamo individuato,
non tanto ovviamente in termini politici, ma quanto
proprio di modalità espressive, tra quindi
momento della Resistenza e momento della retorica
fascista?
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Camilla Garavani
Camilla Garavani le rivolge una domanda un po'
provocatoria probabilmente e le chiede: "la
sinistra è stata spesso accusata di non
avere una cultura dello stato data la sua vicinanza
all'Unione Sovietica. Ma in quegli anni che ruolo
svolgeva la destra? E oggi qual è il senso
dello Stato di una destra che appare pronta a
criticare alcune sue istituzioni fondamentali
come ad esempio la magistratura? E ancora, che
senso dello stato è quello per cui si reclama
la separazione della parte più ricca del
paese da quella più disagiata?"
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Riccardo Decardo
Forse dobbiamo aggiungere
un altro elemento a questo scenario, ce lo suggerusce
la domanda di Riccardo De Cardo che le chiede:
"L'idea di Stato nazione, così come
si è sviluppata in Europa negli ultimi
duecento anni, spesso legata al concetto di popolo
come gruppo etnico specifico, come si concilia
e come si trasformerà in una società
sempre più multiculturale e multietnica?"
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Angela Senno
La domanda di Angela Senno ripropone un tema che
lei ha già affrontato e cioè della
copresenza di culture diverse nel nostro paese,
con una sottolineatura però particolare.
Sentiamola. "La mancanza di senso dello Stato
nel nostro Paese è dovuta dal fatto che
la libertà politica conquistata nel 1945
non è riuscita ancora a sviluppare la democrazia
pluralista capace di liberarsi a) dall'anti-comunismo
e dall'anti-fascismo; b) dal fatto che ancora
oggi si dà molta importanza al fare per
possedere sempre più cose dominato dalla
politica economica e per cui si trascura il fare
necessario governato dalla ragione. Le chiedo:
il nostro senso dello Stato potrebbe maturare
se comprendessimo che il nostro aver trascurato
la ricerca del fare insieme ci ha resi incapaci
di superare le reciproche paure?"
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12
RAI Educational
Nell'ottica da lei delineata ora una riforma federalista
dello Stato può dare un contributo importante
a quest'idea più matura di nazione?
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Renato Altavilla
È stato detto da più parti che la
televisione ha contribuito al processo di unificazione
nazionale quantomeno perché ha insegnato
agli italiani a parlare l'italiano. Renato Altavilla
le pone una domanda che riguarda proprio i mezzi
di comunicazione e le chiede: "Se e in che
misura i mezzi di informazione hanno contribuito
a creare una coesione nazionale nel nostro paese.
Quale pensa sia il loro ruolo attuale nel delineare
l'idea di nazione e crede sia possibile attribuirgliene
uno?"
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Guido Perazzi
Guido Perazzi le chiede: "C'è un'incapacità
ad assumersi la responsabilità dei proprio
limiti, di questo incolpiamo anche lo Stato, come
se fosse altro da noi. Non siamo ancora capaci
di liberarci dai pensieri di contrapposizione
di anti-qualcosa e in questa realtà il
senso dello stato dei cittadini è molto
precario. Non pensa che la storia dell'uomo non
abbia registrato fino ad oggi un miglioramento
nella convivenza civile perché non siamo
riusciti a trasformare la cultura dell'inimicizia
in cultura del dialogo che costituisce la base
della democrazia?"
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Franceschina Cocinto
La domanda di Francesca Cocinto è piuttosto
vicina a quella cui abbiamo appena risposto. Le
chiede: "Malgrado cinquant'anni di vita democratica
il senso dello Stato nella gente è molto
debole perché in tutte le parti politiche
italiane ognuno si sente superiore agli altri.
Così invece di unire le diversità
cercando la comprensione reciproca per decidere
liberamente ci si divide perché di idee
diverse. Le domando: lei ritiene che lo stato
democratico è più democraticamente
forte se chi è al potere si sente superiore
agli altri o pensa che questa idea di superiorità
sia un freno alla democrazia?"
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RAI Educational
Volevo fare un'ultima domanda io, che è
anche molto breve. Quando lei ha tracciato lo
scenario delle tre culture presenti nel nostro
Paese, che hanno più o meno contribuito
a costruire l'idea dello Stato, contribuito o
non contribuito, ovviamente ha citato anche la
cultura marxista. In Europa vediamo che i Paesi
che in qualche modo però fanno riferimento
a questa cultura nella loro socialdemocrazia,
sono i Paesi dove l'idea dello stato è
più sviluppata, è più radicata,
è più forte, dove vale a dire la
res publica ha più valore che altrove.
Come spiega questo fenomeno?
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RAI Educational
Se però pensiamo ai paesi scandinavi, ai
paesi dell'Europa del nord compresa l'Olanda,
la Danimarca vediamo che, paesi ovviamente, a
grande tradizione socialdemocratica, nel senso
di non solo radicata ma anche lunga, vediamo che
lì l'idea dello stato è particolarmente
forte. Cosa pensa a questo proposito?
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Vi ringraziamo per
aver inviato le vostre domande.
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