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Uranio sotto accusa

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Quale pace in alternativa all'uranio impoverito?
Gianni Vattimo risponde alle migliori domande inviate dagli utenti del sito.
Approfondimenti sul tema
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Video integrale dell'intervista (in formato Realvideo™)
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1
Le riportiamo la domanda di Francesco Paolo Taranto, che chiede: “Nel momento in cui l'opinione pubblica internazionale percepisce la politica serba come il male in sé è naturale pensare ad un'azione militare come legittima e giusta. Poi scopriamo che i mezzi usati sono barbari, ma solo perché sono stati colpiti anche i nostri soldati. Perché non riusciamo a convincerci che la guerra è in quanto tale il male, anche se talvolta male necessario?”.
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2
Paola Betti
Le chiede: "Oggi siamo a conoscenza di elementi che ignoravamo al momento dell'intervento della NATO in Kosovo. L'uso dell'uranio impoverito, la posizione pacifista ispirata a meri interessi affaristici, e così via, Le hanno fatto cambiare idea sulla possibilità che la guerra possa essere giusta? E poi vorrei sapere da dove nasce filosoficamente questa idea".
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3
Paola Betti
chiede ancora: "Come possiamo decidere sulla giustezza o meno della guerra, se non siamo in possesso di tutti gli elementi per giudicare? Di fronte a questa conoscenza imperfetta non è eticamente più corretto sospendere il giudizio?". 
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4
Raffaele Vantaggi
fa una domanda che entra nel vivo della logica militare e Le chiede: "Leggo dalla Vostra scheda qualcosa che mi suggerisce quanto segue: pensa che esiste una società in cui i valori militari siano collettivamente condivisi, o il pensiero militare, la sua logica, travalichino per definizione i valori civili e si pongono anzi come antagonisti rispetto ad essi?". 
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5
Vediamo un altro aspetto di questo argomento. Ce lo propone Maria Moncini, che Le chiede: “Le recenti guerre che hanno coinvolto i Paesi occidentali, sono state più brevi di altre e meno sanguinose, anche se hanno fallito nel loro voler essere guerre chirurgiche. Pensa che nell'opinione pubblica la guerra oggi sia più accettata perché appare meno disastrosa o perché è subentrata una sorta di indifferenza, un cinismo, dovuti anche alla trattazione operata dai mass media, che purtroppo produce una sorta di assuefazione?” 
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6
Mauro Zanzi
Le chiede: “La vicenda dell'uranio impoverito non è una logica conseguenza di una cultura che fa dell’efficienza in tutto i campi uno dei suoi valori fondamentali a scapito degli esseri umani, in particolare dei più deboli e svantaggiati?” 
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7
Guido Perazzi
solleva invece un argomento tipicamente politico, e Le chiede: “Professor Vattimo, non pensa che il vero nemico della guerra sia il dialogo pluralista democratico, nel quale tra le parti politiche in conflitto c'è il rispetto reciproco senza volontà di egemonia da parte di nessuno, e dove non esiste il nemico barbaro da sconfiggere?” 
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8
Gabriele Ciminelli
Le chiede: "È possibile che al Tribunale Internazionale dell'Aia sfuggono i macellai serbi e compaia, invece, la NATO? Oltre a un rovesciamento di ruoli, non pensa che sarebbe la prova che nella politica internazionale, nei suoi organismi più rappresentativi, è cambiato qualcosa di molto importante? Forse hanno perso il loro senso originario?".
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9
Clara Callieri
Le chiede: "Nel caso di una condanna dei vertici della NATO da parte del Tribunale dell'Aia, che invece non riesce a giudicare i responsabili dell'esercito serbo, non assisteremmo a un sovvertimento delle tradizionali categorie del buono e del cattivo? E ciò vorrebbe dire che le guerre del secolo appena concluso, comprese quelle nei territori dell'ex Jugoslavia, possono realmente modificare persino le nostre categorie di pensiero e di giudizio? Ma è possibile che un evento distruttivo come la guerra apra lo spazio per una nuova etica?
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Anna Maria Zollo Le chiede: "Noi madri, che con il cuore e con la ragione abbiamo sempre gridato contro la guerra, siamo sempre state tacciate di mammismo e di disfattismo. Ma non è vero - e noi l'abbiamo sempre pensato - che quella della guerra è, in ogni caso, la vittoria di Pirro?". 
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11
L'ultima domanda la pone Carlo Canepa che chiede:" Se la filosofia, la politica, la scienza e persino la guerra stessa non sono in grado di aiutarci a risolvere i conflitti tra le nazioni, quale disciplina ci soccorrerà e ci eviterà di proseguire il cammino verso la probabile estinzione dell'umanità?
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Approfondimenti

Dall'archivio dell'EMSF

Michael Walzer
Guerre giuste e guerre ingiuste
Umberto Curi
La politica e la guerra
Eugenio Garin
Il pacifismo di Erasmo e l'attualità dell'Umanesimo

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